A Roma la pizza New York style diventa italiana: la storia di Sfizio, insegna indipendente vicino Termini
- Redazione
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a cura di Alessandra Penco
A pochi passi dalla Stazione Termini, Sfizio racconta una Roma diversa: quella delle insegne familiari che attraversano le generazioni, cambiano forma e restano fedeli a un’idea di qualità. Nato nel 1948 come Bar Pasticceria Etna, oggi il locale guidato da Leonardo Lanza porta in via Giolitti una pizza New York style made in Italy, fatta di memoria, tecnica e contaminazioni.

A pochi passi dalla Stazione Termini, in via Giovanni Giolitti 77, c’è un locale che racconta Roma da una prospettiva diversa: quella di un’insegna familiare nata nel dopoguerra, cresciuta tra pasticceria, cucina quotidiana e pizza al trancio, e oggi guidata da Leonardo Lanza con uno sguardo contemporaneo. Sfizio non è una nuova apertura, ma una storia che cambia forma. Tutto comincia nel 1948, quando il bisnonno di Leonardo, conosciuto come Titì, apre nella Capitale il Bar Pasticceria Etna. Da allora il locale ha attraversato quattro generazioni, restando nello stesso punto della città: una zona di passaggio, complessa e stratificata, dove ogni giorno si incrociano romani, pendolari, turisti e lavoratori.
Oggi Sfizio prova a tenere insieme questi mondi con una proposta che parte dalla colazione e arriva alla pizza, passando per cucina, lievitati, specialty coffee e prodotti fatti in casa. Ma il centro del racconto è soprattutto la pizza New York style made in Italy: un formato poco consueto per Roma, che Leonardo ha scelto di reinterpretare con ingredienti italiani, memoria familiare e una formazione costruita anche all’estero.
Una pizza New York style, ma con radici italiane
In una città dove la pizza è spesso divisa tra la croccantezza romana e la morbidezza napoletana, Sfizio sceglie una terza via. La sua pizza è servita in formato da 45 centimetri, tagliata in tranci generosi, con un impasto soffice ma stabile e una base leggermente caramellata, pensata per sostenere topping più strutturati. L’ispirazione arriva dagli anni Novanta e da un passaggio familiare preciso. Giuseppe, il nonno di Leonardo, aveva lavorato da giovane in una pizzeria nel cuore di Little Italy, a New York. Da quell’esperienza nacque l’idea di portare in Italia il formato “a trancio”, oggi ripreso e aggiornato con farine selezionate, tecniche contemporanee e materie prime italiane. Non è quindi una copia della pizza americana, ma una rilettura. Una pizza che guarda a New York per il formato e alla tradizione italiana per il gusto, la materia prima e l’idea di cucina.

Leonardo Lanza e una cucina nata tra viaggi, studio e ritorno
Prima di tornare nell’attività di famiglia, Leonardo Lanza ha viaggiato e lavorato in città diverse: Londra, Sydney, Melbourne, Philadelphia, Granada. Esperienze che hanno costruito una visione gastronomica aperta, cosmopolita, ma non slegata dalle radici. La sua formazione passa anche da Gambero Rosso, ANPA e corsi professionali di cucina e pizzeria. Il risultato è un approccio alla pizza più vicino al piatto che al semplice prodotto da banco: ogni topping nasce da un’idea, da un ricordo o da una contaminazione. La Marinara “Mediterranea”, per esempio, aggiunge alla salsa di pomodoro lattuga di mare e fagiolino di mare, richiamando il profumo salmastro della macchia mediterranea. La Roma-Seul unisce porchetta romana e kimchi coreano. La Sfungata lavora su cinque varietà di funghi — pleurotus, champignon, chiodini, cardoncelli e porcini — con salsa al prezzemolo e aglio. Sono pizze che provano a raccontare una cucina in movimento, dove la creatività non resta esercizio estetico ma viene testata, assaggiata, corretta e solo poi inserita in menu.
Il fatto in casa come scelta identitaria
Uno degli elementi più forti di Sfizio è la produzione interna. Secondo il racconto del locale, il 98% dei prodotti viene preparato in casa: dai cornetti artigianali ai maritozzi, dai supplì agli arancini, fino a dolci come tiramisù e cheesecake. Anche la selezione dei fornitori segue una linea precisa. La bufala arriva da Tenuta Pontoni, i formaggi dal Caseificio Pallotta, la ’nduja da un artigiano calabrese. In carta ci sono vini di piccoli produttori, birre Baladin, kombucha, succhi artigianali e caffè di Fabrizio Rinaldi.
In una zona come Termini, spesso dominata da offerte standardizzate e pensate per il consumo rapido, Sfizio prova a posizionarsi come presidio indipendente. Un luogo di passaggio, sì, ma non impersonale.

Una storia di quartiere, non solo di ristorazione
Accanto alla proposta gastronomica, Sfizio porta avanti anche un lavoro sociale legato al quartiere. Ogni domenica, in collaborazione con Mama Termini, prepara pasti caldi per le persone senza dimora della stazione. A questo si aggiunge il recupero e la redistribuzione dell’invenduto, anche attraverso collaborazioni con Slow Food. Il progetto della “Pizza Sospesa” segue la stessa logica: ogni cliente può lasciare una pizza già pagata per chi ne ha bisogno. Un gesto semplice, ispirato alla tradizione napoletana del caffè sospeso, che qui viene applicato a uno dei cibi più popolari e condivisi.
Per Leonardo, Termini non è solo un luogo di passaggio. È casa. E questo cambia il modo di leggere il locale: non soltanto come attività gastronomica, ma come presidio urbano, familiare e comunitario.
Da Bar Pasticceria Etna a Sfizio
Nel 1998, la Città di Roma ha premiato il locale per i suoi cinquant’anni di attività. Oggi, a quasi ottant’anni dall’apertura, Sfizio continua a evolversi: dalla pasticceria del dopoguerra alla pizza New York style, dalla colazione al pranzo veloce, dalla cucina di passaggio a una proposta più identitaria. La sua forza sta proprio qui: non nel voler sembrare qualcosa di nuovo a tutti i costi, ma nel rileggere una storia lunga con strumenti contemporanei. Sfizio è un locale che nasce da un’eredità familiare e la porta dentro il presente, in una delle zone più mobili e contraddittorie di Roma.


