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Dove il Cilento comincia: viaggio tra mare, templi e sapori senza tempo

a cura di Antonio Quaglia

C’è un punto preciso, lungo la costa campana, in cui il paesaggio cambia ritmo. La luce si fa più ampia, il mare si distende, la pianura si apre verso l’entroterra e le pietre antiche tornano a raccontare. È qui che il Cilento comincia — non solo come territorio, ma come identità.

Tra Agropoli e Paestum si intrecciano civiltà millenarie, tradizioni marinare, memorie agricole e un patrimonio gastronomico che ha reso questa terra simbolo vivente della Dieta Mediterranea. Non è soltanto un itinerario turistico: è un attraversamento lento di luoghi in cui la storia continua a essere parte della quotidianità.


Cilento, Isola di Licosa

Agropoli, sentinella sul mare: il borgo che custodisce il tempo

Agropoli appare all’improvviso, arroccata su un promontorio che domina il golfo di Salerno. Dal basso si intravede il profilo del castello; salendo, tra gradoni e vicoli, si entra in una dimensione sospesa.

La città antica conserva l’impianto bizantino e le stratificazioni normanne e aragonesi. La porta monumentale introduce in un dedalo di strade silenziose, dove le case si affacciano sul mare e il vento porta con sé l’odore del sale. Il Castello Angioino Aragonese veglia dall’alto, memoria delle incursioni e delle difese, mentre la Chiesa della Madonna di Costantinopoli ricorda il legame profondo con la marineria locale.

Ma ciò che rende Agropoli viva non è soltanto la pietra: è il porto, sono le barche che rientrano al tramonto, le processioni che attraversano la costa, le voci che rimbalzano tra le mura antiche. Qui il passato non è un reperto, è una continuità.


Cilento, porta d'ingresso città

Monte Licosa: dove il mito incontra il silenzio del Mediterraneo

Proseguendo verso sud, la costa si fa più selvaggia. Monte Licosa si estende come un balcone naturale sul Mediterraneo, avvolto dalla macchia e dal profumo del mirto.

Di fronte, l’isolotto con il faro emerge dalle acque limpide. Il nome richiama la sirena Leucòsia e non è difficile immaginare come il mito abbia trovato casa in questi silenzi. Oggi l’area marina protetta tutela un ecosistema delicato, dove il mare conserva trasparenze rare e i sentieri invitano a una fruizione lenta.

Qui il Cilento mostra il suo volto più intimo: quello in cui natura e memoria si fondono senza rumore.


Le alici di menaica: il gesto antico che sa di mare

La menaica non è soltanto una tecnica di pesca, è un gesto tramandato, un sapere che resiste. La rete a maglia larga seleziona, rispetta, preserva. Le alici vengono lavorate ancora secondo rituali antichi, tra la salamoia e i “terzigni”, piccoli contenitori in terracotta.

Ogni fase racconta un equilibrio tra uomo e mare che oggi assume un valore nuovo: sostenibilità, qualità, identità. Nei piatti della tradizione - dagli spaghetti al tradizionale “cauraro”, una classica insalata di alici crude e verdure - il sapore resta intenso, essenziale, profondamente mediterraneo.


Cilento, alici di menaica

Paestum, la pietra che parla: la memoria eterna della Magna Graecia

A pochi chilometri, la pianura si apre sui templi dorici di Paestum. Le colonne si stagliano contro il cielo con una potenza quasi intatta, come se il tempo avesse scelto di rallentare.

Fondata come Poseidonia, la città conserva uno dei complessi archeologici più straordinari del Mediterraneo. I templi di Hera, Atena e Nettuno dominano l’area, mentre nel museo la Tomba del Tuffatore continua a interrogare visitatori e studiosi.

Paestum non è soltanto un sito archeologico: è un dialogo aperto tra civiltà antica e sguardo contemporaneo. Camminare tra le sue rovine significa attraversare millenni in pochi passi.


Cilento, i templi dorici di Paestum

La Piana del Sele: la terra fertile che ha trasformato la storia

Dalle pietre antiche si passa alla terra viva. La Piana del Sele, modellata dalle bonifiche tra Ottocento e Novecento, è oggi una delle aree agricole più produttive del Mezzogiorno.

Campi ordinati, serre, allevamenti bufalini, il paesaggio qui racconta una storia di lavoro e trasformazione. Accanto alle coltivazioni, la Riserva Foce Sele-Tanagro protegge un ecosistema prezioso, dove acqua dolce e mare si incontrano in un fragile equilibrio.

È in questa pianura che nascono alcune delle eccellenze gastronomiche più rappresentative della Campania.



Mozzarella di Bufala Campana DOP: il bianco che racconta la pianura

La mozzarella di bufala non è soltanto un prodotto: è un simbolo. Nasce dal latte fresco lavorato poche ore dopo la mungitura, plasmato con il gesto rapido della mozzatura, che le dà forma e identità.

Il suo sapore è pieno, lattico, leggermente acidulo, la consistenza elastica, viva. Dietro ogni forma c’è una filiera che lega allevatori, casari e territorio. È il bianco della pianura, il colore dell’acqua e del latte, l’emblema di una Campania che ha fatto della qualità una cifra riconoscibile nel mondo.

Accanto alla versione classica resistono varianti locali come la mozzarella “co’ a mortedda”, avvolta nel mirto, memoria di una tradizione che sa ancora innovare senza perdere le sue radici.


Cilento, carciofo

Carciofo di Paestum IGP: l’oro verde che profuma di primavera

Quando l’inverno si attenua e la luce cambia, nei campi della Piana del Sele compaiono le sfumature violacee del carciofo Tondo di Paestum. Compatto, armonioso, tenero: è uno dei prodotti più identitari dell’area.

La sua stagionalità, tra febbraio e aprile, lo lega alle tavole pasquali e alle feste di primavera. Arrostito alla brace, conservato sott’olio o semplicemente lessato e condito con olio extravergine, diventa espressione di una cucina che valorizza la materia prima con semplicità.

È l’oro verde della pianura, coltivato in una terra che ha imparato a trasformare la propria fertilità in cultura gastronomica.


Il Cilento come promessa: dove la memoria diventa futuro

Alle porte del Cilento si attraversa un confine invisibile: quello tra visita e appartenenza. Mare, templi, pianure e sapori non sono elementi separati, ma parti di un unico racconto.

Qui la storia non è chiusa nei musei, la natura non è solo paesaggio e il cibo non è soltanto consumo. Tutto è relazione. Tutto è identità.

Ed è forse questo il vero inizio del Cilento: un equilibrio antico che continua a parlare al presente.
























































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Magazine nazionale di gastronomia e cultura.
Un progetto editoriale indipendente che racconta il cibo come espressione di identità, territorio e immaginario collettivo.

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