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Un dettaglio di nome Demetra. Il Santuario rupestre ad Agrigento

a cura di Maria Antonietta Calabrese

Sulla Rupe Atenea, il punto più alto della città di Agrigento, protagonista silenzioso è il rigoglio che attraversa e circonda quel che resta del Santuario rupestre di Demetra. Orchestra di numerose specie vegetali e laboratorio di archeoastronomia: oggi la dea dell’agricoltura parla così. 


Santuario Rupestre di Demetra ad Agrigento

Risvegliarsi da un sogno antico 

Negare l’esistenza di una divinità a casa della divinità stessa significa oltrepassare un limite che, come specie propensa a credere alla magia, alle divinità e agli spiriti superiori, abbiamo imposto come inviolabile. Simuliamo, allora, di esserci persi nel verde della Rupe Atenea: a un certo punto ciò che appare è un passato difficile da interpretare, la scenografia di un sogno in cui niente parla di Demetra, la dea delle messi. 

Giunti davanti ai grandi blocchi di arenaria, la sensazione è che qualcuno abbia messo in ordine ma di fretta, per poi nascondersi trattenendo il respiro. Si tratta di un luogo dominato dal silenzio, perciò l’udito, iperstimolato, non tarda ad attivarsi. Ma come comunica un luogo così silenzioso?


Santuario di Demetra, narciso

Un luogo di culto che non si cura del sole

L’alone di mistero si allarga e, al contempo, si restringe se si considera il legame del santuario — oggi sormontato da una chiesa medievale dedicata a San Biagio — con il suo orientamento geografico, rivolto al tramonto della luna piena più prossima al solstizio d’inverno. Forse un rimando alla versione più nota del mito di Demetra e della figlia Persefone, che trascorre i mesi più freddi e più bui dell’anno con Ade negli inferi; ma altre ipotesi accreditate vedono in questo luogo una possibile destinazione per riti religiosi e processioni notturne. 


Santuario rupestre di Demetra

Un santuario immerso nel verde

Luoghi come il Santuario di Demetra mantengono vivo il discorso sulla bellezza, che comincia scorgendo una conchiglia fossilizzata nella roccia o nella pietra arenosa, e continua ogni volta che i raggi del sole bucano le chiome degli alberi. 

Qui, su una scala di verdi si estende la notevole varietà di specie vegetali rupestri, tante quanti sono gli odori che si possono sentire perlustrando la Rupe. Tra queste il fico d’India, l’arisaro, l’ulivo e il pino, ma anche qualche narciso e le acetoselle gialle. Caratteristica è l’immagine dell’umbilicus rupestris, pianta nota col nome di “ombelico di Venere” per via la sua forma, che sbuca tra i blocchi di arenaria.


Ombelico di Venere

Dagli ulivi ai mandorli: ancora bellezza sotto la Rupe

Come per la salita, il ritorno a valle è un’occasione per sentire di nuovo l’odore del timo o dell’eucalipto, per osservare i coloratissimi camedri e le artemisie vicino ai carrubi, ma non prima di aver goduto di un panorama che abbraccia un gruppo ordinato di mandorli e, in lontananza, l’isola di Pantelleria, la cui visibilità dipende dalla rifrazione della luce. 

Nel corso della passeggiata è possibile imbattersi anche in qualcuna delle cinquanta specie animali che popolano quest’area, ma è probabile che scappi prima che possiate identificarla! La probabilità varia, inoltre, a seconda del periodo di avvistamento. Tuttavia, ciò contribuisce ad alimentare la curiosità di chi visita la Rupe, quindi il Santuario, e ci invita a ritornare per osservarne i cambiamenti da una stagione all’altra.  


Santuario di Demetra, ulivo

Che siate botanici, archeologi, storici, esploratori, ciclisti o camminatori amanti dei sentieri rupestri, il Santuario di Demetra ad Agrigento è una risorsa che, nonostante le continue trasformazioni, non ha perso la sua sacralità, perciò si rivela la meta perfetta in cui poter ricavare il proprio hortus conclusus, seppure non cinto ed esteso per svariati metri. 

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