Sant’Angelo Le Fratte tra vicoli colorati, natura e antiche tradizioni
- Redazione
- 5 giorni fa
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a cura di Michela Loru
Sant'Angelo Le Fratte è un piccolo gioiello della Basilicata dove arte, tradizioni e paesaggi si intrecciano tra e murales, cantine nella roccia e vicoli che parlano. Un borgo autentico capace di conquistare lentamente. Scoprilo insieme a noi.

Sant’Angelo Le Fratte: origini e storia
Sant'Angelo le Fratte è il borgo è immerso tra le pendici del Monte Carpineto e la Valle del Melandro che si distende maestosa alle sue spalle. Situato nella provincia di Potenza, quasi al confine con la Campania, il borgo conta circa 1500 abitanti testimoni di una storia secolare che rende Sant’Angelo una peculiarità della regione.
Il suo stesso nome porta con sé lunghi dibattiti in merito all’origine etimologica del paese. Probabilmente nato tra il IV e il I secolo a.C., in passato veniva chiamato in latino “Castrum Sancti Angeli de Fratis" per via del forte legame con la chiesa e, in particolare, con il patrono del paese l’Arcangelo Michele.
Anche “le Fratte” sarebbe legato ad un episodio religioso. A partire dal verbo latino “frango” (spaccare) e dal suo participio perfetto passivo fractus, -a, -um (essere spaccato), richiama le spaccature rocciose del monte Carpineto in cui si nasconde il paese, aperture che avrebbe causato l’Arcangelo nella cacciata del Diavolo agli inferi.
Sant’Angelo Le Fratte: la devozione a San Michele

La forte devozione dei santangiolesi a San Michele rappresenta il cuore pulsante del borgo di Sant'Angelo le Fratte, alimentando i vari usi e costumi che ancora essi portano avanti. La sua presenza avvolge l’intero borgo, come ne è testimone la chiesa madre, dedicata a San Michele Arcangelo e a Santa Maria Nives.
Edificata nel 1628 e ristrutturata nel 1694 dopo un terremoto, la chiesa ha servito come cattedrale temporanea della Diocesi di Satriano. Il suo interno si presenta pieno di colori e affreschi, con un imponente altare centrale che nasconde poco dietro la grande statua di San Michele. Il patrono viene festeggiato ogni 29 settembre come ricorrenza nazionale, e anche l’8 maggio, in memoria del sisma del 1857, quando i fedeli chiesero e ottennero la protezione dell’Arcangelo.
Sant’Angelo Le Fratte: le pagine di storie raccontate nei murales
L’immagine sacra dell’Arcangelo si ritrova anche nei murales che rivestono l’intero borgo si Sant'Angelo Le Fratte, riempiendolo di colori e storie di vita passata e presente. Insieme a Satriano di Lucania e a Savoia di Lucania, fa parte della cosiddetta “Valle più dipinta d’Italia”, la Valle del Melandro, che conta oltre 400 murales. Nel borgo sono presenti oltre 150 murales realizzati a partire dal 1995 da artisti italiani e internazionali chiamati a rendere unico questo piccolo paese.

Le storie che vi si raccontano sono quelle dei popoli della Lucania, contadini, pastori, donne e uomini protagonisti del passato di Sant’Angelo. Ciò che emerge con forza è il profondo e antico rapporto dell’uomo con la natura e in particolare con la roccia, la vita autoctona, le varie forme d’arte espressione di un popolo antico. Si osservano scene di vita agreste, con momenti che raccontano la vendemmia attraverso numerosi richiami a Dioniso (antica divinità del vino per i greci) e al suo antico culto, con una frequente fusione tra mito e religione che sembra caratterizzare la natura del borgo.

Ma tra questi, il murales sicuramente più suggestivo, e anche più vasto per dimensioni, è quello che ha come protagonista il vescovo Juan Caramuel Lobkowitz. Egli fu architetto, matematico, filosofo, teologo, astrologo, grafico e stampatore di libri, e a Sant’Angelo fondò la prima tipografia del Meridione d’Italia ed elaborò la prima tabella di numerazione binaria, l’attuale linguaggio base. Il lungo murales ne racconta la sua lunga storia, dalle origini al rapporto con la religione e ai vari traguardi raggiunti nelle sue professioni.

Sant'Angelo le Fratte: il passato vive attraverso la scultura
La storia di Sant'Angelo Le Fratte non si ritrova solamente negli oltre 100 murales che percorrono le abitazioni. Nelle stradine del borgo, infatti, sembra di poter vivere nel passato passeggiando accanto ad alcune sculture in marmo e bronzo che raffigurano personaggi storici. o

Sono scene di vita contadina riportate in vita da vecchie fotografie da cui lo scultore P. Mastroberti ha tratto le sculture a grandezza naturale.

Sant'Angelo Le Fratte, il paese delle cantine nascoste nella roccia

Passeggiando per Sant’Angelo, è impossibile non notare le immense rocce in cui è immerso il paese. Si tratta delle cosiddette “falesie” lucane, ovvero rocce prevalentemente calcaree collocate all’interno di una natura selvaggia incontaminata. Nascoste nelle rocce, vi sono vere e proprie cantine, nelle quali ancora oggi si conserva e produce il vino, ma anche salumi e formaggi.
Le cantine per il borgo rappresentano un forte elemento distintivo e ogni agosto possono sfoggiare i vari prodotti di prima qualità nel percorso enogastronomico che accoglie folle di persone da ogni paese. E' ancora possibile catturare alcune delle cantine che conservano cartelli e disegni all’ingresso, alcuni con slogan piuttosto curiosi e divertenti.

Sant'Angelo Le Fratte e il profondo legame tra religione e paganesimo: il culto di Hercules
Il dialogo continuo tra religione e mitologia che emerge da ogni angolo del borgo di Sant'Angelo Le Fratte nasconde un passato che ha come protagonista Hercules e il suo culto pagano. La divinità romana, traslata da quella greca di Eracle (in greco antico Ἡρακλῆς, Hēraklḕs), e diffusa anche dalla cultura etrusca con sanniti e latini, ha rappresentato nell’iconografia classica la forza e la virtù, per le quali ha poi affrontato le famose dodici fatiche. Con il passaggio alla religione cristiana, molti culti pagani si sono poi adattati e hanno cambiato forma e aspetto le antiche divinità romane del mito.
Vi sono numerose fonti che testimoniano la sovrapposizione del culto di Ercole con quello di San Michele, unione che a Sant’Angelo le Fratte raggiunge il suo culmine. Gli antichi templi dedicati al dio pagano sono stati trasformati in chiese cristiane, traslando l’Hercules pagano all’Arcangelo del cristianesimo. Molti santuari erano collocati in zone strategiche di commercio e di passaggio, perfino in alcune grotte, come testimoniano quelle dedicate a San Michele collocate lungo l’Appennino, segno di un antico rito rupestre del paganesimo. Si tratta della cosiddetta “via micaelica” che attraversa l’Italia fino alla Puglia e percorre alcuni siti rupestri legati al culto di San Michele, nascosti nella natura e simboli di un forte legame con un passato ancora molto forte.

Sant’Angelo le Fratte rappresenta un borgo incontaminato, immerso in una natura selvaggia che conserva l’autenticità dei prodotti locali, tra vino e formaggi tipici del luogo. I murales che percorrono Sant’Angelo vogliono far sì che la storia del paese non venga cancellata, ma che resti impressa nelle pagine scritte sulle pareti, tra le stradine, nelle statue che sembrano persone ancora vive, per poter parlare ancora con il passato, parte integrante del borgo e della sua natura.
Sitografia
https://www.progetto-radici.it/2023/08/06/il-culto-di-hercules-e-san-michele-a-santangelo-le-fratte/


