Bussana Vecchia in Liguria: Il Borgo che rinasce dalle rovine
- Redazione
- 4 giorni fa
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a cura di Sonia Ferrari
Salvato dall’arte e dalla libertà Bussana Vecchia in Liguria non è solo un luogo da vedere, ma una storia da ascoltare: quella di un paese che, dopo essere stato dato per morto, ha scelto di rinascere seguendo proprie regole.
Bussana Vecchia rappresenta un esempio raro di come l’abbandono diventa possibilità e di come l’identità di un luogo viene riscritta senza cancellarne l’anima.

Un respiro interrotto: 23 febbraio 1887
La storia di Bussana ha un prima e un dopo scolpiti nella pietra. Il "prima" è quello di un tipico borgo medievale ligure, arroccato sulle colline dietro Sanremo. Il "dopo" inizia alle 6:21 del mattino del Mercoledì delle Ceneri del 1887, quando una violenta scossa di terremoto squarciò la terra e i tetti.
In pochi minuti, il borgo divenne una ferita aperta. Le autorità dell'epoca presero una decisione drastica: abbandonare l’abitato e ricostruirlo più a valle, Bussana Nuova. Per decenni, la "vecchia" Bussana rimase un guscio vuoto, una città fantasma consegnata alla polvere e alla vegetazione rampicante.
La rinascita di Bussano Vecchia: Il Manifesto di Clizia
Il destino di Bussana cambiò negli anni '60, quando il ceramista torinese Mario Giani, in arte Clizia, ebbe una visione: trasformare quelle macerie in un laboratorio a cielo aperto.
Il suo richiamo non era rivolto a speculatori edilizi, ma ad artisti, sognatori e spiriti liberi provenienti da tutta Europa.
“Bussana non appartiene a nessuno, ma è di chiunque voglia contribuire a farla rivivere attraverso l’arte."
Nacque così la Comunità Internazionale degli Artisti.
Le regole erano semplici quanto rivoluzionarie:
• Non si potevano possedere i muri, ma solo utilizzarli;
• L’artista doveva restaurare la porzione di rudere scelta usando esclusivamente i materiali originali;
• Una volta lasciato il borgo, la casa tornava a disposizione della comunità.

Un laboratorio di identità resistente
Oggi, camminare per i carruggi di Bussana Vecchia è un’esperienza sensoriale.
I fiori rampicanti si intrecciano con installazioni di arte moderna; le botteghe artigiane sorgono dove un tempo c’erano stalle o cucine contadine.
La Chiesa di Sant’Egidio, rimasta senza tetto, è diventata il simbolo di questa resilienza: le sue arcate nude inquadrano il blu del cielo ligure, trasformando una rovina in un monumento alla bellezza assoluta.
Bussana non ha cercato di nascondere le proprie cicatrici con il cemento moderno. Al contrario, ha fatto del trauma la sua cifra stilistica.
È una "utopia concreta" che dimostra come il recupero del territorio non passi necessariamente per grandi investimenti infrastrutturali, ma per il riconoscimento del valore culturale di uno spazio.

La "bellezza del tempo": La lezione di John Ruskin
Il fascino di Bussana Vecchia trova una solida base teorica nel pensiero di John Ruskin, il celebre critico d’arte vittoriano che vedeva nelle rovine non un segno di fallimento, ma il culmine della dignità di un edificio. Per Ruskin, la bellezza di un’opera è indissolubilmente legata alla sua storia e alle tracce che il tempo lascia su di essa: quelle che lui chiamava "macchie del tempo".
Secondo la sua teoria del restauro conservativo, non dovremmo cercare di riportare un edificio al suo stato originale – operazione che considerava una "menzogna" – ma dovremmo limitarci a preservarlo, accettando il suo naturale declino.
Perché visitarla oggi?
Bussana Vecchia è un posto unico al mondo, ci insegna che un luogo non muore finché c’è qualcuno disposto a immaginarlo diverso. Non è una meta turistica convenzionale; è un monito contro la cultura dell'usa e getta, lascia un segno profondo e la sensazione di essere parte di tutto quello che ti circonda in quel momento.


