Il Real Albergo dei Poveri: un gigante silenzioso nel cuore di Napoli
- Redazione
- 1 giorno fa
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A cura di Diletta Taverni
Il Real Albergo dei Poveri domina Napoli con la sua imponenza silenziosa, custode di una storia profonda fatta di assistenza, ambizione e visioni illuminate. Oggi, il RAP si apre a nuove narrazioni tra architettura monumentale e cultura contemporanea. Le mostre Napoli Explosion, fino al 19 aprile, e Ancora Qui, fino al 30 aprile, trasformano i suoi spazi in un racconto vivo, sospeso tra passato e presente.

Il Real Albergo dei Poveri: Il gigante che osserva la città

Sul lato di Piazza Carlo III, si trova un palazzo quasi abbandonato che fa da scenografica cornice a numerosi scorci nel traffico cittadino di Napoli. La sua impressionante facciata racconta una storia: imponente e grandiosa quanto le ambizioni con cui fu costruita. Il Real Albergo dei Poveri (RAP) rientra tra i tesori ereditati dalla splendida epoca illuminista napoletana.

Il progetto del RAP risale al 1749, quando Re Carlo di Borbone dispose la costruzione di un edificio colossale lungo una delle principali vie d’accesso alla città. Nacque con un obiettivo radicale: quello di accogliere le masse di poveri di tutto il Regno. Fu voluto come luogo dove offrire una possibilità lontana da una vita di strada. Figli e figlie illegittimi venivano portati qui insieme a orfani di genitori giustiziati e persone affette da patologie mentali, alle quali veniva garantito un tetto e quattro mura.
I lavori durarono dal 1751 al 1826, ma furono completati solo una parte del progetto originario, che era ancora più maestoso, sarebbe dovuto diventare il più grande edificio d’europa del tempo.
Napoli, d’altra parte, era già nel Settecento una delle più grandi metropoli europee e viveva complesse dinamiche della modernità: povertà, marginalità sociale, immigrazione. In questo, il RAP è un luogo non solo da riscoprire oggi per l’utilizzo urbano a servizio della cittadinanza, ma anche per la memoria dei suoi obiettivi, spesso dimenticati da una città che da decenni lo osserva dall’esterno nella sua maestosa e silenziosa presenza.
Si parte con il botto al Real Albergo dei Poveri: Napoli Explosion
Complice l’apertura di due mostre temporanee gratuite, il Real Albergo dei Poveri invita i visitatori (e soprattutto cittadin* di Napoli) ad attraversare la rotonda di Piazza Carlo III e salire la scalinata del palazzo. Sembra proprio di entrare in un palazzo signorile. Il cornicione in pietra, la balaustra, l’affaccio diretto sulla strada. Dopo due rampe di scale si arriva in un loggiato. Qui l’ingresso colpisce, ci sono due iscrizioni latine apposte sopra le porte. A sinistra si legge “pro feminis et puellis”, sull’altra “pueri e pupilli”: da una parte i maschi, dall’altra le femmine. Questa era la regola dell’accoglienza dei poveri.

L’ala maschile oggi apre le sue porte alla mostra “Napoli Explosion” di Mario Amura, a cura di Sylvain Bellenger ex direttore del museo di Capodimonte. Un’esposizione fotografica che, a colpo d’occhio, ricorda quadri di arte astratta, coloratissimi e luminosi, le immagini fanno rumore. Inevitabilmente si può pensare di vedere in queste luci e ombre espressioni della vita nascere nel turbinio degli elementi primordiali impazziti che prendono per la prima volta forma nello spazio.

In realtà, le foto sono scatti molteplici in movimento di paesaggi notturni nella notte napoletana più importante dell’anno: la notte di Capodanno. I botti, racconta Amura, sono un momento importante per ogni napoletano.

La genesi del progetto descrive la ricerca di rappresentare l’energia dirompente che attraversa il golfo di Napoli. Nelle foto, si riesce a percepire lo scuotimento e il fragore della terra osservata dall’alta panoramica del Monte Faito che si espande ovunque a perdita d’occhio. Un’esplosione diffusa, tranne in un punto, una grande macchia scura che resta immobile e non partecipa a questo moto: è il Vesuvio.
La montagna sembra osservare, tacere, forse come in un dialogo sospeso. In questo senso, i botti di Capodanno diventano un rito in cui migliaia di persone, nello stesso momento, si oppongono con forza alla forza del vulcano quasi come rispondere a tono alla forza della natura in un gesto collettivo che esplode in luci e rumore.
“Ancora qui” le storie del Real Albergo dei Poveri

Di tutt’altro tono, ma non di minore intensità, è la mostra “Ancora Qui. Prologo. L'Albergo dei Poveri e la Memoria” che racconta la storia del RAP attraverso oggetti e testimonianze recuperate nelle stanze abbandonate dell’edificio. La mostra si presenta come un archivio “in cammino”, dove accanto ad alcuni oggetti d’uso quotidiano dialogano documenti, foto e audio che testimoniano la vita degli ospiti del RAP, in dialogo con alcuni artisti contemporanei (tra cui le fotografie di Mimmo Jodice).

La mostra è un percorso, un invito a riconoscere come la memoria non è mai un atto concluso, ma continua, invece, a formarsi e parlare nel tempo. “Perché ogni oggetto, ogni traccia, ogni segno di quelle vite passate dal RAP, continuano ANCORA oggi a parlarci”.

Lo spazio espositivo è organizzato in un’ala al primo piano ed è stato curato dal collettivo NEO [Narrative Environment Operas]. In un grande corridoio sono allestiti oggetti, pannelli espositivi, allestimenti artistici e fotografie. Uno degli elementi più suggestivi sono le tende bianche stese al vento immobili, come se si attraversasse camminando una fotografia. Ci sono poi anche scarpe, tantissime, trovate nelle centinaia di stanze del RAP e qui abbandonate. Oggetti che interrogano: da chi sono stati indossati?

Nel corridoio si conoscono alcune storie degli ospiti del RAP: un ragazzo che per fare le ombre cinesi ai suoi compagni di stanza si arrampicò sulla finestra e perse l’equilibrio; una madre che abbandonò la figlia di quattro mesi all’Ospedale della SS. Annunziata e, non riuscendo a farla passare nella ruota, la abbandonò fuori le porte del RAP; un ragazzo obbligato alla leva militare che imparò qui a suonare la tromba e scrisse per l’esercito famosi motivetti; una monaca che costringeva le ragazze a rubare nelle case dei ricchi dove mandava a fare da domestiche e che obbligava a consegnare per collezionare poi nella sua cella.
Sono alcune delle fonti certe che testimoniano la vita di migliaia di ragazzi e ragazze che frequentarono già nell’Ottocento le scuole elementari, una stamperia, lezioni di musica, il riformatorio, scuole professionali, laboratori di falegnameria e carta da parati. Tutte attività con le quali donne e uomini avrebbero avuto la possibilità di imparare un mestiere.
Il progetto rispondeva in origine all’esigenza di controllare le classi sociali verso attività produttive. A queste opportunità non mancarono anche tentativi di rivolta guidati dagli stessi ospiti del Real Albergo, la cui profonda crisi di identità si disperdeva negli anni tra centinaia di altre vite simili, in un sistema allora coerente con il suo tempo ma che non può non sollevare ancora oggi interrogativi su quali siano le soluzioni di integrazione sociale.
Il Real Albergo dei Poveri: il futuro della memoria
Oggi il Real Albergo dei Poveri sta attraversando un percorso di trasformazione e di riscoperta della sua storia. Sono previsti infatti importanti lavori di ristrutturazione e una futura nuova destinazione espositiva museale, oltre alla ricollocazione della biblioteca nazionale (oggi al Palazzo Reale). Tra i lavori saranno destinate anche nuove residenze e stanze per studenti. Una soluzione abitativa che dialoga con esigenze attuali, in una città dove la crisi abitativa cresce insieme alla rapida trasformazione turistica della città.
Per anni, il RAP è rimasto sospeso tra rovina e promessa. Silente e maestoso, oggi rimane nascosto dietro impalcature fitte che si spera riveleranno in futuro una nuova vita anche per ciò che ha significato il Real Albergo. Ancora oggi, infatti, le strade che lo circondano sono caratterizzate da fragilità sociali. Il Real Albergo dei Poveri resterà forse un luogo simbolico: la memoria di un progetto di accoglienza e, allo stesso tempo, uno spazio aperto a nuove possibilità per la città. Un edificio che, ieri come oggi, invita a riflettere sull'inclusione.
Con le parole della curatrice Laura Valente, l’invito è di attraversare questi spazi, a lungo rimasti chiusi: “Rimasto incompiuto, il ‘gigante’ continua a interrogare Napoli: un sogno di giustizia sociale scolpito nella pietra.”
Info utili sulle mostre al Real Albergo dei Poveri
“Napoli Explosion”:
fino al 19 aprile,
dalle 9:00 alle 18:00,
(chiuso il mercoledì).
Per maggiori info clicca qui.
“Ancora qui”:
fino al 30 aprile,
dal mercoledì alla domenica.


