Un cuore di pettola: la storia di un errore “fortunato” dal sapore unico ed inimitabile
- Claudia Andreoli
- 24 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
di Claudia Andreoli
La pettola affonda radici in un tempo lontano, fatto di gesti lenti e cucine vissute. Un impasto per il pane, lasciato crescere più del dovuto, cambia natura e diventa altro. Piccole palline dorate, dolci o salate, capaci ancora oggi di rubare la scena e conquistare il palato durante il periodo natalizio. Scopri come una disattenzione dà vita ad una pietanza che sa di tradizione, di casa, di Puglia.

La pettola, figlia di un’attesa e di una distrazione diventata intuizione
Una massaia tarantina si lascia distrarre dagli zampognari e quando torna in cucina, trova l’impasto troppo vivo, troppo cresciuto. Insieme a questo, a crescere è la fame e lo spreco diventa un lusso. Allora che fare? Strappare l’impasto, con le mani creare una pallina e senza pensare troppo intingerla nell’olio caldo caldo. Ecco la prima pettola: la regina di tutte le pettole, piccole sfiziosità fritte che riaffiorano dorate, irregolari, soffici e buonissime.
Tutti apprezzano: l’intuizione diventa realtà e nasce un piatto semplice e gustoso, che ancora oggi si rende protagonista sulle tavole del Sud Italia e non smette di sorprendere.
In particolare, ogni 22 novembre per celebrare Santa Cecilia, protettrice dei musicisti, Taranto prepara le pettole e inaugura la stagione natalizia.

La pettola, non solo tradizione culinaria, ma occasione di condivisione
Non è un caso che la pettola sia legata ai giorni di festa. Richiede tempo, attenzione, presenza. L’olio deve essere caldo al punto giusto, l’impasto va seguito, girato, ascoltato.
Mentre frigge nessuno rimane davvero solo: si parla, si ride, si aspetta.
Non si prepara per sé stessi, ma per essere condivisa. Si mangia spesso bollente, con le mani e senza piatti, come se il gesto contasse più della forma.
La prima si assaggia, le altre si gustano. MA ATTENZIONE: CREANO DIPENDENZA!

La pettola, dolce e salata ma sempre autentica
Nel tempo la pettola ha assunto forme e sapori diversi. Dolci, con zucchero e salate come aperitivo o semplice street food. Ogni variante ha dietro di sé una storia, un ricordo, un gusto che sono autentici e rari.
La sua ricetta si tramanda, rimane in quella memoria che non ha bisogno di carta e penna per essere ricordata. Mangiata ovunque, con chiunque e fatta “come si è sempre fatto”.
Perché si continua a gustare la pettola
La pettola continua ad esserci perché ci insegna che l’imprevisto può essere un dono: anche ciò che sembra sbagliato può scaldare una tavola e unire le persone. È fatta di poco e parla piano: farina, acqua, sale e lievito che prendono forma tra le mani esperte delle nonne e delle mamme in una semplice serata che anticipa il Natale.
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