Nicoletta Bonarelli ad Ancona: la mostra alla Podesti
a cura di Francesca Marzano
Per oltre mezzo secolo i suoi dipinti sono rimasti lontani dalle sale espositive. Nicoletta Bonarelli aveva scelto una vita appartata, ma non aveva smesso di dipingere: nel silenzio della casa, la sua pittura cambia, trasformando la realtà in figure sempre più interiori. Oggi la Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” di Ancona torna a raccontare quella storia con una mostra che ne riscopre il volto e l’opera.

Nicoletta Bonarelli: una pittrice tra Roma e le Marche
“Nicoletta Bonarelli. Dal vero all’anima”, a cura di Michele Servadio, riunisce ad Ancona un nucleo di opere che permette di ripercorrere la vicenda artistica di una pittrice rimasta a lungo fuori dal circuito espositivo. Nata a Pesaro nel 1906 da un’antica famiglia aristocratica anconetana, Bonarelli si trasferisce giovanissima a Roma e nel 1929 entra all’Accademia di Belle Arti, dove segue l’insegnamento di Ferruccio Ferrazzi, diventando una delle sue allieve predilette.
Sono gli anni della sua formazione e delle prime esposizioni. La sua pittura guarda alla Scuola Romana e alla dimensione espressiva di Scipione, con alberi spogli, architetture immerse in luci intense e atmosfere sospese, mentre il riferimento a El Greco attraversa già le opere giovanili. Tra il 1932 e il 1941 Bonarelli espone in diverse città italiane e anche Ancona entra presto nella sua storia: qui presenta i suoi lavori in più occasioni, dal Teatro Stamira al Palazzo didattico Podesti.
Il 1941 e una pittura che cambia
Poi arriva il 1941. Nasce Francesco, il suo unico figlio, affetto dalla sindrome di Down. Bonarelli si ritira dalla scena pubblica e, insieme al marito Ferdinando Galli, sceglie una vita più appartata. Per il resto della sua esistenza non parteciperà più a mostre ed esposizioni, custodendo le proprie opere come qualcosa di profondamente personale.
La pittura, però, non si ferma. È proprio negli anni successivi che il suo linguaggio comincia a cambiare. Tra il 1941 e il 1944 nasce L’ombra, un’opera in cui una figura femminile, riconducibile all’artista, attraversa uno spazio dai colori accesi. Dietro di lei, un’ombra sembra accompagnarla con una consistenza quasi autonoma. Non racconta una storia attraverso gesti o parole: è la distanza tra il corpo e la sua ombra a creare una sensazione di sospensione, come se ciò che la donna porta con sé fosse diventato parte stessa dello spazio.
Dal 1947 le tele si popolano delle Figure, corpi allungati, eterei, talvolta quasi innaturali. La luce rallenta le forme, il colore costruisce ambienti sospesi e il rapporto tra pieni e vuoti introduce un movimento inquieto. È una pittura che non sembra più voler restituire soltanto ciò che l’occhio vede, ma qualcosa che si trova più in profondità.
Dalla maternità alla Grande Madre
È in questo passaggio che la maternità sembra uscire dalla dimensione strettamente autobiografica e diventare materia di una ricerca più ampia. Bonarelli guarda alla figura femminile come a un archetipo, cercando nella pittura una forma capace di andare oltre la singola esperienza.
Nascono così le Grandi Madri, figure monumentali e primordiali, talvolta immerse nel mare o racchiuse in forme che ricordano gusci antichi. Nella loro costruzione confluiscono suggestioni molto diverse: la lezione di El Greco, Picasso e Cézanne si incontra con le immagini arcaiche degli idoli neolitici. La maternità non è più soltanto quella vissuta dall’artista: diventa un’immagine della vita, della generazione e dell’abbondanza.
Eppure, con il passare degli anni, anche questa figura cambia. Il bambino scompare e sulla tela rimane la donna. Nascono le Figure Femminili Archetipiche, protagoniste sole di spazi essenziali, accompagnate talvolta da pochi oggetti: uno specchio, una sdraio, un elemento che suggerisce un contesto senza sottrarle centralità. La maternità non scompare, ma sembra trasformarsi in una riflessione più ampia sull’identità femminile.

Nicoletta Bonarelli, Ancona 
Nicoletta Bonarelli, Ancona 
Nicoletta Bonarelli, Ancona
Ph. Michele Servadio
Una scuola nel cuore di Roma
La ricerca artistica procede insieme a un’altra attività che accompagnerà Bonarelli per circa cinquant’anni. Nei primi anni Cinquanta fonda a Roma una scuola d’arte femminile, prima in via Filangeri e poi in via Condotti. È un luogo di formazione per numerose giovani, tra cui Titina De Filippo e Ornella De Cataldo, e diventa una parte importante della sua vita anche quando il suo nome resta lontano dalle grandi esposizioni.
Tra le persone che frequentano la scuola c’è anche Francesco, inizialmente semplice spettatore e poi allievo. Nei suoi disegni di soggetto femminile, realizzati tra gli anni Sessanta e Ottanta, emergono una particolare attenzione alla composizione e al colore. La scuola diventa così un altro spazio attraverso cui Bonarelli continua a trasmettere il proprio modo di guardare e di lavorare, mentre la sua pittura prosegue una ricerca sempre più personale.
“Dal vero all’anima”
A metà degli anni Novanta il percorso arriva a un’ulteriore semplificazione. I volti perdono progressivamente i propri tratti, le figure diventano quasi geometriche e rimangono pochi segni capaci di evocare il femminile: i capelli, un triangolo, una mela. È come se, dopo avere attraversato il corpo, la maternità e la figura della donna, la pittura di Bonarelli cercasse ciò che resta quando tutto il superfluo viene sottratto.
È questo il percorso che la mostra di Ancona invita oggi a seguire: non soltanto la storia di un’artista, ma la trasformazione di una vita in un linguaggio pittorico. Il lavoro di ricerca di Michele Servadio, confluito nella monografia pubblicata nel 2026 e nella mostra, riporta alla luce opere rimaste per decenni lontane dal pubblico e ricompone una vicenda artistica che si era quasi interrotta nella memoria collettiva.
Dopo essere stata più volte presente ad Ancona negli anni Trenta, Nicoletta Bonarelli torna così nella città con una mostra che ne ricostruisce il percorso. Dal 12 settembre al 1° novembre 2026, alla Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”, le sue opere permettono di attraversare quella distanza tra ciò che accade nella vita e ciò che, sulla tela, può diventare altro. È il passaggio suggerito dal titolo: “dal vero all’anima”.
Informazioni
Nicoletta Bonarelli. “Dal vero all’anima”A cura di Michele Servadio, Curatore e storico dell’arte @micheleservadioartcuratorPinacoteca Civica “F. Podesti”, Ancona12 settembre – 1 novembre 2026
Orari fino al 30 settembre: martedì–giovedì 16:00–19:00; venerdì 14:00–19:00; sabato, domenica e festivi 10:00–13:00 e 16:00–19:00.
Dal 1° ottobre: martedì–giovedì 15:00–18:00; venerdì, sabato, domenica e festivi 10:00–13:00 e 15:00–18:00.


