La Certosa di Firenze
- Silvia Assunti
- 11 gen
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 13 gen
a cura di Silvia Assunti
Il silenzio alla Certosa di Firenze non è assenza di suono, ma presenza di tempo. Un tempo lento, stratificato, che si deposita tra i chiostri, le celle e le colline che la circondano, appena fuori dal frastuono della città. Qui, da secoli, arte e spiritualità convivono in un equilibrio fragile e affascinante.
Immersa nelle colline appena fuori il centro cittadino, la Certosa non è solo un luogo dal grande significato spirituale, ma custodisce straordinarie opere d’arte e storie affascinanti che attraversano i secoli. Dimora temporanea di Papi, rifugio di artisti e casa dei monaci certosini, rappresenta una delle testimonianze più intense della dimensione contemplativa della città.

Un monastero fuori dal mondo
Sul Monte Acuto, dove confluiscono l’Ema e la Greve, sorge la Certosa del Galluzzo o Certosa di Firenze. Edificata a partire dal 1341 sotto l’egida di Niccolò Acciaiuoli, gran Siniscalco del Regno di Napoli e fiorentino di nascita, la Certosa venne ampliata nel corso dei secoli mantenendo però intatta la sua vocazione originaria: l’isolamento.
La Certosa è caratterizzata da più edifici che si snodano attorno al nucleo principale adibito alla vita appartata dei monaci certosini. Il complesso principale e le strutture satellite erano pensate per garantire la via dei certosini, ovvero il totale isolamento dei monaci. Infatti, i percorsi interni sono razionali ma rigorosamente separati: monaci e laici potevano trovarsi fisicamente vicini, senza mai incrociarsi. Un’architettura che riflette una scelta di vita radicale, fondata sul silenzio e sulla solitudine.
Pontormo alla Certosa: l’arte al tempo della peste
Tra gli elementi più straordinari della Certosa spicca il ciclo di affreschi della Passione di Cristo realizzato da Jacopo Pontormo, uno dei protagonisti più inquieti e innovativi del Rinascimento fiorentino.
Pontormo giunse alla Certosa nel 1523, in un momento drammatico per la città, colpita da una violenta epidemia di peste. Mentre Firenze si svuotava e il timore della morte dominava la vita quotidiana, l’artista trovò rifugio tra le mura del monastero. Qui dipinse un ciclo di affreschi intensamente spirituale, concepito per accompagnare la preghiera solitaria dei monaci.
Le scene della Passione non sono solo narrazione sacra, ma meditazione visiva sul dolore, sulla fragilità umana e sulla redenzione. Le figure allungate, i colori innaturali e l’atmosfera sospesa tradiscono l’inquietudine dell’epoca e la sensibilità tormentata dell’artista. Gli affreschi, originariamente collocati nel Grande Chiostro, sono oggi conservati nella Pinacoteca della Certosa e continuano a esercitare un forte impatto emotivo sul visitatore, invitandolo al silenzio e alla contemplazione.
Un viaggio spirituale: la chiesa, il coro e i refettori
Proseguendo la visita della Certosa, si entra nella Chiesa con il suo coro ligneo, uno spazio silenzioso e raccolto dove i monaci si riunivano per la preghiera. Sul soffitto si possono ammirare dipinti unici e suggestivi raffiguranti santi e angeli.
Vicino alla chiesa e al refettorio si trova un corridoio con panche sul lato sinistro e finestre dipinte sul lato destro. È il parlatorio, luogo in cui la domenica, dopo la funzione, i monaci si trovavano e parlavano tra loro. Rappresenta uno dei rari momenti di incontro e dialogo della vita solitaria e silenziosa dei monaci certosini.
Dal parlatorio si accede al refettorio, dove i certosini consumavano i pasti settimanali in comune. Questo ambiente offre uno spaccato della vita semplice ma intensa dei certosini la cui esistenza era incentrata sulla contemplazione, lo studio e la scrittura, nel tentativo di entrare in contatto con Dio nel modo più silenzioso e introspettivo possibile.
Le celle, una vita di silenzio e introspezione
Passeggiando tra le celle dei monaci, si viene trasportati indietro nel tempo, immaginando una vita vissuta nel completo silenzio, separata dal mondo esterno, accompagnata solo dai propri pensieri e dalle pratiche spirituali.
Le celle sono essenziali, arredate con il minimo indispensabile. Vicino alla porta d’ingresso si trova una piccola apertura, simile a una finestra, che permetteva al monaco di ritirare il vassoio del cibo senza entrare in contatto con chi lo portava. Oltre alla scarna stanza da letto, gli ambienti sono costituiti da una stanza con una scrivania per studiare, scrivere e meditare, e un piccolo giardino privato.
Le celle si affacciano sul Chiostro Grande luogo dove terminava anche la vita del monaco con una sepoltura semplice e anonima.
Liquori e memoria monastica
La visita si conclude con una nota più terrena ma non meno significativa: la tradizione dei liquori della Certosa. Ancora oggi è possibile degustare prodotti realizzati secondo antiche ricette monastiche, testimonianza di un sapere tramandato nei secoli e parte integrante della vita del monastero.
La Certosa di Firenze e i Papi
Un curioso dettaglio che arricchisce ulteriormente il fascino storico della Certosa è il suo legame con il papato.
Nel 1798, Papa Pio VI trascorse qui nove mesi durante l’esilio imposto da Napoleone Bonaparte. Successivamente, anche Papa Pio VII trovò rifugio presso la Certosa. Presenze che aggiungono ulteriore profondità storica a un luogo già ricchissimo di significati.
Oggi i monaci non vivono più alla Certosa. L’ambiente tranquillo, un tempo ideale per la contemplazione, è stato compromesso dall’aumento del rumore proveniente dalle aree circostanti. Attualmente la Certosa è gestita dalla Comunità di San Leonino, che continua a preservarne il patrimonio e a condividerne la bellezza con il pubblico.
Informazioni per la visita
La Certosa di Firenze è visitabile esclusivamente tramite visite guidate
La visita dura circa un’ora
I tour sono prevalentemente in italiano; è consigliabile verificare la disponibilità di altre lingue
La visita include una degustazione gratuita dei liquori della Certosa
Visita il sito per tutte le info sulla Certosa di Firenze
La Certosa di Firenze offre una straordinaria finestra su un mondo che pochi hanno l’occasione di conoscere. È un luogo dove arte, spiritualità e storia si intrecciano, creando un’esperienza senza tempo eppure intima. Per chi desidera allontanarsi dai percorsi turistici più battuti di Firenze, questo gioiello nascosto regala un pomeriggio di pace, scoperta e riflessione.






































