Palermo barocca: viaggio tra i Quattro Canti e la Chiesa di San Giuseppe dei Teatini
Basta attraversare una delle vie principali del centro di Palermo per ritrovarsi davanti a una scenografia che sembra costruita apposta per sorprendere.
Al centro della città, i Quattro Canti aprono uno spazio monumentale dove ogni prospettiva racconta qualcosa di Palermo, mentre poco più in là la chiesa di San Giuseppe dei Teatini custodisce un patrimonio artistico di straordinaria ricchezza. È qui che la città mostra uno dei suoi volti più affascinanti: quello di una storia fatta di incontri, trasformazioni e bellezza.

Storia di Palermo: tra culture e dominazioni
Fondata dai Fenici intorno all’ottavo secolo, la città di Palermo ha da sempre costituito uno dei crocevia fondamentali del mediterraneo meridionale. La sua storia, ricca di interpolazioni di svariate culture, ha contribuito a creare un’identità unica nel suo genere, permettendo ai diversi stili artistico-architettonici di convivere in perfetta armonia. Non mancano, infatti, influenze greco-romane (di cui oggi, purtroppo, rimangono pochissime testimonianze) ma anche elementi in stile arabo-islamico, che a partire dall’831 a.C. fiorirono copiosamente nel centro città e nelle zone limitrofe. Dal 1072, in seguito, Palermo subì l’influenza della dominazione normanna, la quale ha lasciato in eredità pezzi storici unici come Il Palazzo dei Normanni, la Cappella Palatina e la Cattedrale di Palermo. L’influenza normanna, in seguito, raggiunse il suo picco massimo sotto la reggenza di Federico II di Svevia, sovrano passato alla storia con l’appellativo stupor mundi, proprio perché caratterizzato da una personalità visionaria e innovativa. Federico II non solo fu in grado di far prosperare il regno di Sicilia economicamente, ma incentivò anche la produzione di opere artistiche e letterarie: essendo lui stesso letterato e poliglotta, raccolse attorno alla sua corte un vasto numero di artisti favorendo la nascita della Scuola Siciliana, movimento letterario che, per la prima volta nella penisola, utilizzava una variante dialettale (il siciliano, ingentilito dal dialetto provenzale della Francia meridionale) per la stesura di componimenti lirici.
Dopo la morte di Federico II, nel 1250, seguirono svariati disordini, che risultarono nella stabilizzazione di una nuova dinastia, quella degli Angioini. Il loro regno, tuttavia, non fu mai completamente stabile, tant’è vero che già a partire dal 1282 cominciò un tumultuoso periodo di rivolte e guerriglie, definite solo successivamente con il nome di Guerre del Vespro. Per difendere la loro isola, i siciliani chiesero l’intervento di Pietro III d’Aragona, sovrano di Aragona e Valencia, che riuscì a cacciare parzialmente gli angioini da Palermo e restituire alla città il suo antico splendore.
I Quattro Canti e la Chiesa di San Giuseppe dei Teatini: due simboli di Palermo

Nel 1600 Palermo, ancora sotto il dominio spagnolo, subisce una vera e propria riorganizzazione urbanistica, influenzata soprattutto da un nuovo gusto estetico europeo: il barocco.
La piazza dei Quattro Canti, i cui lavori partirono ufficialmente nel 1609, fu progettata da Giulio Lasso, architetto fiorentino che aveva già contribuito ad opere di grande spicco.
L’incrocio, che convoglia via Maqueda con via Vittorio Emanuele è formato da quattro facciate concave disposte su quattro angoli; esse sono progettate verticalmente di modo da potersi suddividere in tre ordini distinti. Alla base di ogni facciata c’è una fontana, ognuna di esse rappresenta un’allegoria delle quattro stagioni. Nella parte centrale sono disposte le sante patrone, antiche protettrici di Palermo: tra queste figurano Santa Cristina, Santa Ninfa, Sant'Oliva e Sant’Agata. Per ultimo, al vertice delle facciate, sono effigiati i quattro sovrani spagnoli che si succedettero nel periodo della realizzazione dell’opera: Filippo II, Filippo III, Filippo IV e Carlo II.
La Chiesa di San Giuseppe dei Teatini, impostata su pianta a croce latina, è situata nel centro storico di Palermo ed è inglobata a sud dei Quattro Canti. I lavori per la sua costruzione si concentrarono principalmente tra il 1612 e il 1645 ma la facciata fu ultimata solamente nel 1844, prediligendo uno stile neoclassico. Nel 1943 l’edificio fu chiuso poiché pesantemente danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, venne restaurata e riaperta nel 1966.
L’interno è suddiviso in tre navate, separate da imponenti colonne monolitiche. La navata centrale conduce verso un ampio presbiterio, terminante in un’abside semicircolare. All’incrocio tra la navata centrale e il transetto si innalza una grande cupola, caratterizzata da ampie finestre che costituiscono una delle principali fonti di illuminazione naturale dell’edificio. Oltre alla cupola, anche le volte e i soffitti presentano un ricco apparato di affreschi, contribuendo a donare un’ulteriore ricchezza decorativa. Nella navata centrale, in particolare, gli affreschi, realizzati da Filippo Tancredi nel XVII secolo, raffigurano alcuni episodi della vita di S. Gaetano e rappresentano una delle più grandi testimonianze del Barocco siciliano. Ogni dipinto del soffitto è racchiuso all’interno di uno specifico settore, delineato da una cornice colma di dettagli e di colore oro. Il colore oro, inoltre, è ripreso in più zone della chiesa: si nota nelle rifiniture delle arcate che dividono le navate; nei numerosi oggetti ornamentali presenti all’interno del presbiterio, e nelle scritte poste alla base della cupola.
Volgendo lo sguardo a terra, d’altra parte, ci si accorge di come i soffitti non siano il solo punto di forza. Il pavimento, infatti, è interamente coperto da marmi policromi – composto da pietre calcaree di vari colori – che creano un notevole contrasto a livello cromatico. Per di più, la vivacità delle tinte viene largamente enfatizzata dalla luce naturale proveniente dalla cupola, conferendo ai pavimenti una speciale brillantezza che si accosta a quella degli affreschi. L’insieme delle nuances marmoree affiancate alla sfarzosità degli affreschi e degli elementi decorativi contribuiscono a mantenere quella teatralità tipica del periodo barocco.
A completare il complesso religioso si trova, al di sotto della chiesa, una cripta ipogea di impostazione indubbiamente più austera, creando un netto contrasto con la monumentalità della chiesa sovrastante. A livello decorativo, la cripta si presenta quasi completamente disadorna, in netta contrapposizione con l’esuberanza dell’ambiente principale. Degna di nota, tuttavia, è la presenza di un pozzo con annessa sorgente d’acqua. Secondo la tradizione, la fonte venne rinvenuta nel 1668 al di sotto dell’altare della Madonna della Providenza. Proprio a causa della sua posizione, nei secoli cominciò ad essere percepita come “miracolosa” e ad essa furono attribuite numerose guarigioni e conversioni, malgrado queste rimangano convinzioni popolari e non corrispondano a dati storicamente accurati.
Nonostante la sua posizione centrale, San Giuseppe dei Teatini resta spesso celata rispetto alle principali attrazioni palermitane. Tuttavia, la sua ricchezza artistica e la peculiarità dei suoi ambienti la rendono un luogo degno di visita, poiché permette di cogliere aspetti nascosti, ma non per questo meno affascinanti, dell’immenso patrimonio artistico di Palermo.


