Museo Fortuny a Venezia: dentro la casa-atelier di Mariano Fortuny y Madrazo
- Giuditta Ferrari
- 24 ore fa
- Tempo di lettura: 5 min
a cura di Giuditta Ferrari
Il museo è un luogo di cultura e di conoscenza, ma la visita al Museo Fortuny di Venezia è diversa dalle altre perché è un'esperienza che offre al visitatore l’opportunità di scoprire e imparare qualcosa di nuovo. È il punto d’incontro di discipline diverse e uno spazio dove artisti e studiosi, come Mariano Fortuny, trovano ispirazione e sviluppano idee innovative per i loro progetti.

Palazzo Pesaro degli Orfei: il Portego più ampio di Venezia
Nel piccolo e tranquillo campo di San Beneto affaccia l’imponente palazzo gotico Pesaro degli Orfei. Il maestoso edificio è stato costruito alla fine del XV secolo dalla famiglia nobile dei Pesaro che vi abitarono fino al XVIII secolo. Le notevoli dimensioni del palazzo vengono bilanciate dalle eleganti decorazioni delle pareti esterne. La facciata principale è caratterizzata da due ariose eptafore ad arco acuto attraverso le quali la luce filtrata dai vetri piombati delle finestre illumina i grandi saloni centrali. Il palazzo è composto da tre livelli e da un piccolo cortile interno sul quale si affacciano i ballatoi dei rispettivi piani. Non essendo l’edificio disposto sul Canal Grande, è presenta comunque un accesso ulteriore per le imbarcazioni sul Rio di Ca’ Michiel.
Al primo piano, il Portego e i saloni superiori sono molto ampi, si estendono fino al canale e misurano circa 40 metri. Per questo motivo è considerata la più vasta costruzione privata del gotico veneziano rinascimentale.

La lunga storia di Palazzo Pesaro: un unico palazzo, tante storie diverse
Verso la fine del XVII secolo, estintasi la discendenza maschile dei Pesaro di San Beneto, il palazzo fu diviso in più proprietà. Dal 1720 al 1825 esso risulta interamente affittato. Nella seconda metà dell'Ottocento l’edificio venne frazionato in numerosi spazi dalle famiglie proprietarie di allora per creare degli ambienti a uso domestico e commerciale. Inoltre, nel 1786 il palazzo divenne la sede dell’accademia Filarmonica degli Orfei dalla quale deriva parte della sua attuale denominazione.
Nel 1889 Mariano Madrazo y Fortuny si trasferì a Venezia dove la madre aveva comprato il terzo piano di Palazzo Pesaro per risiedervi con la famiglia. Con il passare del tempo, le altre parti del complesso architettonico furono abbandonate, ma ciò non impedì a Mariano di stabilire al terzo e al secondo piano i laboratori della sua impresa tessile. Gli ampi spazi del Portego erano perfetti come atelier per accogliere i clienti ed esporre le proprie creazioni. In questo modo Palazzo Pesaro divenne la sede centrale della fabbrica tessile Fortuny, segnata su tutte le mappe.
In seguito alla morte di Mariano, la moglie Henriette donò l’edificio al Comune di Venezia a condizione che gli ambienti fossero conservati così come li avevano lasciati, senza alterazioni. Nel 1965, quando morì la vedova, il Comune entrò in possesso della proprietà e nel 1975 l’amministrazione decise di aprirlo al pubblico come museo dedicato all’artista e inventore Mariano Fortuny.

Museo Fortuny: la dimora di un genio
La visita al Museo Fortuny rappresenta un vero e proprio viaggio alla scoperta della vita e degli interessi di un personaggio molto talentuoso, eccentrico e dotato di una creatività notevole. Era il figlio dell’illustre artista e pittore della corte spagnola Mariano Fortuny y Marsal. Alcuni dipinti del padre trovano spazio sulle pareti del grande piano nobile del palazzo accanto agli studi pittorici e ai tanti quadri realizzati dal figlio che ne aveva ereditato il talento.
Mariano Fortuny y Madrazo progettò tele immense per decorare le pareti di un’intera stanza al primo piano, utilizzando la tecnica del trompe-l'œil. È forse la sala più suggestiva dell’edificio: entrando, il visitatore ha l’impressione di trovarsi in un giardino incantato di qualche palazzo esotico.
Nella stanza dove è stato ricostruito il suo atelier si trovano tutti gli attrezzi del mestiere: la scrivania, il cavaletto, i colori e la tavolozza con i pennelli. Mariano progettava e costruiva personalmente molti degli strumenti di cui aveva bisogno. Ad esempio, lo sgabello per dipingere e il mobile girevole per riporre oggetti come i tubetti di colore, inventando “la tempera Fortuny”, una nuova miscela segreta più resistente.
Dietro le quinte del museo Fortuny
Proseguendo la visita si incontra un’altra passione dell’artista poliedrico, il teatro. Una sala intera è dedicata al suo legame con le opere teatrali e in particolare con quelle di Wagner. Si occupò di realizzare le scenografie per importanti produzioni come il Parsifal e, in generale, il ciclo della Saga dei Nibelunghi. Fu incaricato, insieme a Gabriele D’Annunzio, di progettare il Teatro delle Feste che, purtroppo, non fu mai realizzato. Oggi rimane solamente il modellino. Il suo interesse per il mondo dello spettacolo non si esaurisce qui perché, grazie ai suoi studi di illuminotecnica, sviluppò la celebre Cupola Fortuny, un innovativo sistema di illuminazione scenica capace di diffondere una luce morbida e uniforme sul palcoscenico. Nel 1922 la cupola viene installata presso il teatro alla Scala di Milano. Al secondo piano è esposto un modellino della cupola molto utile per capire il meccanismo e il suo funzionamento.
Palazzo Pesaro: una casa che diventa anche laboratorio d’arte
Il nome Fortuny è passato alla storia soprattutto per la produzione di stoffe in cotone stampato e per il Delphos, l’abito plissettato d’ispirazione ellenistica che rende celebre il marchio in tutto il mondo. Nel 1907 crea un laboratorio di stampa su stoffa con Henriette Nigrin, divenuta sua compagna dopo l’incontro a Parigi nel 1902. Fu di Mariano l’idea di stampare direttamente sul tessuto, con dei colori particolari, motivi decorativi che si ispirano all’antichità classica. L’effetto ottenuto è molto simile a quello delle stoffe damascate ed è anche molto più semplice e veloce da realizzare. Nel 1919 a Venezia, nell’isola della Giudecca, fonda la fabbrica per la produzione semi-industriale di stoffe per l’arredamento di interni.
Dall’antichità prende spunto anche per rivoluzionare la moda femminile. Dal mondo greco prendono il nome i capi più importanti della collezione creata da Mariano ed Henriette: Knossos è lo scialle avvolgente, invece il delphos è l’abito plissettato che, aderendo al corpo femminile, ne mette in risalto le forme. Il rimando alle divinità greche, alle colonne doriche e ai capitelli decorati con foglie d’acanto ha risvegliato il desiderio di numerose donne famose dell’epoca, come l’attrice Eleonora Duse, di poter indossare questo vestito.

La fortuna di Mariano Fortuny
Sebbene Mariano Fortuny non abbia lasciato eredi diretti, la sua eredità artistica e creativa continua ancora oggi a influenzare il mondo del design, della moda e dell'illuminotecnica. Infatti, le bellissime stoffe finemente decorate e le eleganti lampade sceniche da studio fotografico, si possono ancora comprare nei negozi di Venezia grazie al fatto che, dopo la morte di Fortuny, la manifattura fu acquisita da un'azienda americana, che ne ha proseguito l'attività. La fabbrica è ancora aperta e continua la produzione portando avanti il lavoro e le idee di un grande inventore.



