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Ad Andria gli olivi secolari di Torrerivera diventano presidio di paesaggio e biodiversità

a cura di Alessandra Penco

In Puglia, l’azienda agricola custodisce migliaia di piante di Coratina coltivate in biologico. Alcune hanno più di un secolo e raccontano un modello produttivo che resiste all’agricoltura intensiva


olivi secolari di Torrerivera

Ci sono alberi che non appartengono solo a un’azienda agricola. Appartengono a un paesaggio, a una memoria collettiva, a un modo di intendere il lavoro della terra. Ad Andria, nel cuore della Puglia Imperiale, gli olivi secolari di Torrerivera sono questo: piante antiche, radicate in un territorio che da secoli lega la propria identità all’olio, alla campagna, alla cultivar Coratina. Oggi una parte di questo patrimonio è entrata nel Presidio Slow Food Olivi Secolari, riconoscimento che valorizza non solo la qualità produttiva, ma anche la tutela ambientale, paesaggistica e culturale degli oliveti storici.

Torrerivera coltiva circa 17mila olivi, di cui 4mila della varietà autoctona Coratina hanno più di cento anni. Alcuni arrivano a cinque secoli di vita. Sono piante coltivate in regime biologico certificato e rappresentano il cuore di un progetto agricolo che sceglie di non separare la produzione dalla custodia del territorio.



Gli olivi secolari come patrimonio agricolo

In un momento in cui l’olivicoltura italiana attraversa una fase complessa, tra cambiamenti climatici, difficoltà produttive e diffusione di impianti superintensivi, Torrerivera propone un modello diverso.

L’azienda lavora su piante antiche, gestite con pratiche agricole attente: concimi organici, subirrigazione per ridurre gli sprechi d’acqua, raccolta con scuotitori meccanici pensati per rispettare i grandi fusti. Una cura che guarda alla produttività, ma anche alla sopravvivenza di un paesaggio.


La scelta di preservare gli oliveti secolari non è quindi soltanto una decisione tecnica. È un modo per difendere una forma di agricoltura che riconosce valore alla lentezza, alla biodiversità, alla continuità tra generazioni. “Un olivo secolare, se curato correttamente, è una garanzia di grande produzione”, spiega Nicoletta Ferrazza, proprietaria e anima di Torrerivera. “La sua età e la sua maestosa chioma non ne diminuiscono la produttività, anzi, la amplificano”. Secondo Ferrazza, la potatura è una pratica decisiva: rigenera la pianta, favorisce il nutrimento delle olive e permette di equilibrare la naturale alternanza produttiva dell’olivo, mantenendo raccolti soddisfacenti e qualità costante.



Una scultura agricola nel paesaggio pugliese

A prendersi cura da decenni degli olivi di Torrerivera c’è anche Riccardo Alicino, storico olivicoltore dell’azienda. Per lui gli ulivi secolari sono una vera “scultura agricola”: organismi vivi, modellati dal tempo, dalla mano dell’uomo e dalle condizioni del territorio. È una definizione che restituisce bene il senso di queste piante. Non semplici strumenti produttivi, ma presenze che disegnano il paesaggio e raccontano un rapporto antico tra agricoltura e cultura materiale. L’agricoltura biologica, sottolinea Alicino, richiede presenza costante, manutenzione e scelte territoriali. Non esistono ricette valide ovunque. Ogni campo ha bisogno di essere osservato, interpretato, accompagnato.


La storia di Torrerivera

Torrerivera nasce nel 1933 in Contrada Rivera, ad Andria. Oggi l’azienda è guidata dalle sorelle Nicoletta e Alessandra Ferrazza, affiancate dal padre Daniele. Una storia familiare che arriva dal bisnonno fondatore della masseria e che nel tempo ha consolidato una filiera interna, dal campo alla commercializzazione dell’olio. La costruzione di un frantoio di proprietà ha permesso all’azienda di controllare direttamente anche la fase di molitura, seguendo le olive lungo tutto il processo produttivo. Accanto alla Coratina, Torrerivera lavora cultivar come Peranzana, Santagostino, Uovo di Piccione e Nocellara, sia in purezza sia in blend. Una selezione che racconta la varietà dell’olivicoltura pugliese e la complessità di un territorio in cui l’olio è cultura quotidiana prima ancora che prodotto.



Contro il modello superintensivo

Il modello agricolo di Torrerivera si fonda su una gestione tradizionale e sostenibile degli oliveti. L’azienda rifiuta gli impianti superintensivi, sempre più diffusi per la rapidità di entrata in produzione e per la possibilità di meccanizzazione quasi totale. Secondo Nicoletta Ferrazza, questi sistemi ricorrono spesso a varietà alloctone, come Arbequina e Picual, scelte anche per rispondere a problemi fitosanitari e alla carenza di manodopera. Ma il rischio è quello di ridurre la biodiversità, trasformare il paesaggio agricolo pugliese e accorciare il ciclo di vita delle piante. La strada scelta da Torrerivera è diversa: valorizzare alberi che esistono da oltre un secolo e dimostrare che, se curati correttamente, possono continuare a produrre olio di qualità. Anche la gestione del terreno segue questa visione. Tra i filari vengono piantate leguminose per arricchire naturalmente il suolo, mentre la subirrigazione permette di ottimizzare le risorse idriche e ridurre gli sprechi.


Un olio che nasce dalla continuità

Gli olivi secolari di Torrerivera raccontano una Puglia che non è solo immagine da cartolina, ma lavoro quotidiano, competenza agricola, scelte produttive. Sono alberi che chiedono tempo, cura e attenzione. Ma restituiscono un olio profondamente legato al luogo da cui nasce. Il Presidio Slow Food riconosce proprio questo valore: non solo la qualità di un prodotto, ma la capacità di custodire un paesaggio agricolo fragile e prezioso. In un’Italia in cui molte colture storiche rischiano di essere marginalizzate dai modelli intensivi, gli olivi di Torrerivera ricordano che l’agricoltura può essere anche una forma di tutela culturale. Una pratica che produce cibo, ma conserva memoria.

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Magazine nazionale di gastronomia e cultura.
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