L’Antica barberia Salone Rizzo: a Capaccio rivive la memoria di un’Italia autentica
- Redazione
- 1 giorno fa
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a cura di Antonio Quaglia
A Capaccio Capoluogo, in Piazza Orologio, c’è un luogo che ha smesso di essere semplice spazio ed è diventano memoria condivisa. È l’Antica Barberia Salone Rizzo, custode della storia di un’Italia fatta di botteghe artigiane, rituali quotidiani e piccoli gesti tramandati nel silenzio.

Tra specchiere, rasoi e cassettini numerati: la storia centenaria del Salone Rizzo
La più bella barberia della Campania nasce alla fine dell’Ottocento per volontà di Antonio Rizzo detto Nduccio; a realizzare gli arredi furono due ebanisti locali, Angelo Maria Forte e Ferdinando Chiumiento, che diedero forma a un ambiente ancora oggi straordinariamente intatto. Le ampie specchiere, il mobilio laccato bianco e soprattutto i caratteristici cassettini numerati raccontano un’epoca in cui il rapporto tra barbiere e cliente aveva qualcosa di profondamente personale. Dentro quei piccoli scomparti venivano custoditi rasoi, forbici e pettini personali, riposti con cura dopo ogni utilizzo.
Alcuni di quei cassettini appartenevano a clienti illustri, come il barone Ferdinando Bellelli, il cui ricordo è presente nel salone grazie a un dono che domina l'intera stanza: la raffinata statua della “Venere al bagno”, regalata in segno d’amicizia alla barberia nel 1907 ed esposta come un simbolo silenzioso del luogo.
Questa antica bottega artigiana è divenuta nel tempo una finestra sul passato, da cui ammirare frammenti di storia locale e nazionale: quadri, libri, fotografie, vecchie cartoline, premi sportivi e giornali d’epoca rendono il salone un piccolo archivio della memoria collettiva. Tra i documenti più suggestivi c’è una copia del Corriere della Sera, datata 21 luglio 1969, che racconta lo sbarco dell’uomo sulla Luna. Una pagina di storia mondiale rimasta lì, tra specchi e rasoi, come se il tempo avesse deciso di fermarsi in quell'istante.

Il Salone Rizzo oggi: la memoria di Capaccio trasformata in patrimonio collettivo
Quando l’allievo di Nduccio, Antonio Rizzo, subentrò nella gestione della bottega all’inizio degli anni ’50, non ereditò soltanto un mestiere, ma anche uno spirito, quello della conservazione e della cura. Continuò ad arricchire il salone di testimonianze, oggetti e ricordi, trasformando la barberia in un luogo sempre più vicino a un museo popolare, capace di raccontare la cultura capaccese attraverso dettagli quotidiani.
Un racconto che oggi appartiene a tutta la comunità, grazie all’Associazione Culturale Salone Rizzo-Marino che si occupa della sua tutela e ne custodisce il patrimonio materiale e umano. Ed è forse proprio questa la forza della Barberia Rizzo, non essere diventata un luogo statico, ma uno spazio vivo, attraversato da storie, visite, ricordi e appartenenza.
In un tempo che corre veloce e consuma rapidamente posti e identità, il Salone Rizzo resiste con la calma delle cose autentiche. Non è soltanto una barberia storica. È uno sguardo sulla memoria di un territorio, un luogo dove gli oggetti continuano a parlare e dove il passato non viene soltanto esposto, ma anche abitato.


