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Sotto Napoli: l’Ipogeo ellenistico di Rione Sanità


Via dei Cristallini n. 133, palazzo di Donato. Sotto il manto stradale di Napoli, celato da millenni di storia e dall’accumulo dei detriti dovuto alla lava dei vergini, si trova uno dei tesori di Rione Sanità: l’Ipogeo ellenistico. 

Un salto nel tempo di più di 2300 anni ora fruibile ad appassionati, turisti e curiosi.


Ipogeo dei Castellini, Rione Sanità, altorilievo di Medusa

Napoli, città partenopea, un vociare concitato, vicoli stretti, fumo, motorini che si insinuano tra chi vive Napoli e chi la visita solamente. Colori, suoni e odori si mescolano gli uni agli altri creando un’armonia unica nel suo genere. Tendi l’orecchio, ascolti, capisci qualche parola ma molte sfuggono; inglese, francese, spagnolo, ogni lingua si mescola tra i vicoli di una città che veste santi e magia. 

Entri a Rione Sanità, non solo un quartiere, quasi una città nella città. Contrasto

Contrasto di colori, contrasto di odori, di arte e musica, contrasto tra vita e morte. Per molti anni Rione Sanità è stato sinonimo di degrado, povertà e illegalità. A partire dagli anni 2000, poi, a opera di Padre Antonio Loffredo, Rione Sanità ha cominciato a rinascere. Un’opera di riqualificazione dopo l’altra, recupero, lotte e fatica hanno condotto a valorizzare la storia millenaria del quartiere. 

Oggi sono innumerevoli i siti di interesse artistico, storico, musicale e culturale del quartiere, tanto che anche lo scultore Jago ha posto la base del suo museo proprio all’ingresso di Rione Sanità presso la Chiesa di Sant’Asperno ai Crociferi.


Rione Sanità, murales

Perché si chiama Rione Sanità?

Due sono le teorie sull’origine del toponimo. Secondo un primo orientamento, Rione Sanità deriverebbe il suo nome dall’aria pura, pulita, che ivi si respirava. Dal latino salubritas, infatti, per indicare l’eccellente qualità dell’aria e delle acque, perché zona ricca di boschi e di sorgenti.

Secondo un’altra teoria, invece, il nome sarebbe strettamente legato all’unione dell’uomo con il culto dei morti. Questo Rione, infatti, è stato da sempre utilizzato come luogo di sepoltura e preghiera e molti sono i miracoli attestati nel corso dei secoli derivanti proprio dal Rione Sanità. 

Qualunque sia l’origine del toponimo, è indubbio che Rione Sanità abbia un legame quasi viscerale con il culto dei morti.

Via dei Cristallini, numero 133. È qui che quel legame diventa materia, tufo, silenzio.


l’Ipogeo ellenistico di Rione Sanità

Attraversata via Vergini e lasciato sulla sinistra lo splendido Palazzo dello Spagnolo, si imbocca via dei Cristallini. Il Palazzo di Donato custodisce uno dei tesori sotterranei più belli di Napoli: l’Ipogeo ellenistico

Scoperto per puro caso dal barone di Donato durante gli scavi nella cantina del proprio palazzo nel 1889, oggi il complesso dell’ipogeo consta di quattro sepolcri accessibili al pubblico. 

Ognuno dei quattro sepolcri, sebbene presentino caratteristiche simili, è autonomo e indipendente. Ogni sepolcro, scavato nel tufo, presenta due camere sovrapposte: la prima, che originariamente sorgeva a livello stradale, era il vestibolo utilizzato per adempiere i riti funebri. La seconda, alla quale si accedeva mediante delle scale, era la zona di sepoltura vera e propria.

Pur essendo simili tra loro, i quattro siti differiscono quanto a ornamenti e caratteristiche. 


Ipogeo dei Cristallini, Rione Sanità, tomba con Medusa

Il terzo ipogeo: Medusa, Arianna e Dioniso

I primi due sepolcri oggi presentano le camere sepolcrali unite, sebbene in origine fossero divise. Il muro divisorio originario è stato abbattuto dal barone durante la fase di scavo della cantina. 

Il primo sepolcro constava di otto bassorilievi; sia il tempo che l’opera estrattiva dell’uomo ha distrutto i bassorilievi e, a oggi, ne è rimasto solamente uno.

Nel secondo ipogeo, invece, furono rinvenuti anfore, affreschi, urne e altari. 

È il terzo ipogeo il vero protagonista della visita. Entrando nella camera sepolcrale inferiore si viene accolti da Medusa; questa maestosa decorazione ad altorilievo è affissa sulla parete di fondo e, vigile, osserva il viandante. Il pavimento, originale, è dipinto di rosso; sulla parete d’ingresso, invece, si trovano affrescate il corredo funerario e una patera dorata con all’interno Arianna e Dioniso. Anche i klìne ornati con materassi e cuscini presentano ricche decorazioni in giallo, rosso e azzurro. 

Il vestibolo, anch’esso riccamente decorato, presenta ancora dei frammenti di pittura blu segno di un luogo di sepoltura di una famiglia molto benestante. 

Infine, il quarto sepolcro, mai del tutto completato, fu riutilizzato in epoca romana per la sepoltura di urne cinerarie. Sulle pareti della camera sepolcrale, infatti, sono stati ricavati numerosi loculi destinati ad accogliere le urne. 

Sempre in questa camera sepolcrale sono conservate alcune lapidi commemorative. A differenza delle lapidi moderne che spesso presentano epitaffi in memoria del defunto, le lapidi greche e romane presentano solo il nome della persona e kaire, un buon augurio per il defunto.

Una lapide su tutte merita menzione perché è un esempio di damnatio memoriae: il nome della persona defunta è stato volutamente cancellato per non lasciarne alcuna traccia e condannarlo all’oblio del tempo. 



Risalendo a via dei Cristallini, il rumore dei motorini e il vociare del quartiere riprendono subito il sopravvento. Eppure qualcosa rimane, la Medusa sul fondo della camera, il rosso del pavimento originale, i letti decorati, il silenzio di duemila anni fa ancora palpabile sotto i piedi. L’Ipogeo dei Cristallini non è solo un sito archeologico, è la prova che questa città ha sempre saputo fare dello spazio tra i vivi e i morti un luogo abitato, decorato, pensato. In quel gesto di cura verso chi non c'è più si legge qualcosa di profondamente napoletano: la morte non si nasconde, si onora.


Informazioni Ipogeo Cristallini Rione Sanità

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