Il tramezzino è nato a Torino: storia di un’icona italiana passata da Caffè Mulassano
- Redazione
- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
di Alessandra Penco
C’è un cibo che in Italia sembra esistere da sempre, e invece ha una nascita precisa, un luogo preciso e perfino un’atmosfera precisa. Il tramezzino, con la sua forma soffice e la sua identità tutta italiana, nasce a Torino e più precisamente al Caffè Mulassano, storico locale di piazza Castello. Un’idea semplice, diventata abitudine nazionale.

Prima di finire nei banchi dei bar, nelle pause pranzo veloci e nei vassoi degli aperitivi, il tramezzino è stato una piccola invenzione urbana. La sua storia porta a Torino, dentro il Caffè Mulassano, locale storico aperto in piazza Castello e diventato nel tempo una delle insegne più riconoscibili della città. Qui, nel 1926, Angela Demichelis Nebiolo viene indicata come la figura che ha dato forma a quello che sarebbe diventato uno degli snack più popolari d’Italia.
La narrazione che accompagna il tramezzino ha qualcosa di perfettamente torinese: eleganza, misura, ritualità. Non nasce come prodotto urlato o come invenzione da manifesto, ma come risposta raffinata a un modo di stare al tavolo. Un morso rapido, sì, ma pensato per inserirsi nel rito del caffè e dell’aperitivo, in una città dove i locali storici hanno sempre avuto un ruolo culturale prima ancora che gastronomico. Il Caffè Mulassano, del resto, è un luogo minuscolo per dimensioni ma enorme per immaginario: appena 31 metri quadri, arredati con grande cura, diventati nel tempo parte della memoria gastronomica torinese.
A rendere ancora più affascinante questa storia è il legame con Gabriele D’Annunzio, a cui molte ricostruzioni attribuiscono la diffusione del termine “tramezzino”, pensato come alternativa italiana al più anglosassone sandwich. Al di là delle versioni e delle sfumature del racconto, il dato che resta è questo: Torino non ha solo accolto il tramezzino, ma lo ha reso una forma compiuta, dandogli una lingua, un contesto e una riconoscibilità tutta sua.
Da lì in poi il passo è stato breve. Quello che nasce come specialità di un caffè storico si trasforma in una presenza fissa nella gastronomia italiana. Cambiano i ripieni, si moltiplicano le interpretazioni, si allarga il consumo, ma resta intatta la natura del formato: morbido, farcito, immediato, ma con una sua compostezza. Il tramezzino non è mai stato soltanto un panino piccolo. È piuttosto una forma di mediazione tra spuntino e rito, tra praticità e rappresentazione. Forse è proprio questo che lo ha reso così durevole.
Oggi, a un secolo da quella nascita, il tramezzino continua a essere una presenza familiare e trasversale. Lo si trova ovunque, ma la sua origine racconta qualcosa di più profondo: la capacità di un luogo di trasformare un gesto quotidiano in cultura materiale. E Torino, in questo, resta impressa all’inizio della storia.


