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Il gelato secondo Romanengo: fiori d’arancio, rosa, agrumi canditi e spezie rare

a cura di Alessandra Penco

Nelle Corti di Genova e Milano, Romanengo 1780 porta nei gelati, nei sorbetti e nei bon bon glacés il suo vocabolario dolciario: fiori, frutta candita, cacao e topping speziati.


Romanengo Gelato

C’è un modo molto preciso, a Genova, di raccontare il dolce. Passa dai fiori lavorati, dalla frutta candita, dagli agrumi, dal cioccolato e da quella lentezza artigianale che non appartiene solo alla memoria, ma anche al presente. È dentro questa linea che Romanengo 1780 rinnova la propria proposta di gelati, sorbetti e bon bon glacés per la bella stagione, portando nelle Corti di Genova e Milano nuovi gusti accanto ai grandi classici della casa. La novità non riguarda semplicemente l’arrivo di nuove referenze estive.


Il gelato Romanengo nasce infatti come estensione naturale della sua confetteria storica: utilizza fiori, frutta, cioccolato e materie prime già centrali nel linguaggio della maison, con lavorazioni lente, ingredienti naturali e senza additivi. In questo senso, ogni gusto non è pensato come variazione stagionale, ma come prosecuzione di un’identità dolciaria che attraversa più di due secoli. Tra i gusti che tornano ci sono Fiori d’arancio e Rosa, due grandi classici che richiamano direttamente la storica lavorazione floreale di Romanengo. Sono sapori che appartengono a una tradizione precisa, fatta di profumi delicati e riconoscibili, in cui il fiore non è decorazione, ma ingrediente vero. Accanto a questi, arriva la Crema con vaniglia del Madagascar, pensata per ampliare la proposta con una nota più morbida, vellutata e avvolgente.


Anche i sorbetti seguono la stessa direzione. Preparati a base d’acqua, e quindi adatti anche a chi è intollerante al lattosio, non rinunciano a una costruzione complessa del gusto. Al Cioccolato fondente 64% si affiancano il nuovo Pera e cioccolato fondente 80%, dove la dolcezza del frutto incontra una nota di cacao più intensa, e Agrumi con clementine candite, che richiama una delle lavorazioni più rappresentative della storia Romanengo: la canditura. A rendere più riconoscibile la proposta è anche la possibilità di personalizzare gelati e sorbetti con spezie e topping selezionati. La Cannella Ceylon, più delicata e fine rispetto ad altre varietà, accompagna i gusti più classici. La Fava Tonka, con note che ricordano vaniglia e mandorla amara, viene proposta in abbinamento alla rosa. Il Pepe della Jamaica dialoga con i gusti agrumati, mentre il Pepe di Timut, con sentori di pompelmo e lime, aggiunge una nota fresca e più decisa. Per il cioccolato, invece, entra in gioco il Fior di Sale del Sudafrica, capace di amplificarne la profondità aromatica.


Romanengo gelato

Ogni gelato viene completato con una scorza d’arancia candita, dettaglio piccolo ma significativo. È una sorta di firma: il rimando immediato all’arte della canditura, alla frutta trasformata senza snaturarla, a quel rapporto tra materia prima e tempo che ha costruito l’identità di Romanengo. La proposta si allarga anche ai bon bon glacés, piccole sfere di cioccolato fondente con guscio croccante e cuore cremoso. Per la stagione 2026 arrivano nei gusti Crema con vaniglia del Madagascar, Agrumi con clementine canditee Pera e cioccolato fondente 80%, accanto al classico Cioccolato fondente 64%.


Nelle Corti di Milano e Genova, il gelato Romanengo diventa anche esperienza da consumare sul posto, con coppe gelato e specialità come il Paciugo ligure, l’affogato al caffè e le coppe con frutta fresca. Una proposta che tiene insieme tradizione e convivialità, senza trasformare la storia in nostalgia.

Il risultato è un gelato che non cerca di inseguire le mode del momento, ma lavora su una grammatica propria: fiori, agrumi, cacao, spezie, canditure. Ingredienti che, nel caso di Romanengo, non sono semplici suggestioni stagionali, ma parte di una cultura dolciaria precisa. Una cultura che continua a rinnovarsi proprio perché non dimentica da dove viene.

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Magazine nazionale di gastronomia e cultura.
Un progetto editoriale indipendente che racconta il cibo come espressione di identità, territorio e immaginario collettivo.

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