La Cripta del Duomo di Salerno: il culto di San Matteo tra mistero, arte e devozione
- Redazione
- 6 ore fa
- Tempo di lettura: 5 min
A cura di Emanuela Dente
Salerno ha un'anima, vera, profonda, tangibile, ed è un luogo che per chi è nato e cresciuto in questa città è davvero sacro, indipendentemente da quello che rappresenta, e dove il tempo sembra sospeso. Parliamo della Cripta del Duomo di Salerno, scrigno di arte barocca e fede millenaria. Un luogo in cui storia, spiritualità e devozione popolare si intrecciano ancora oggi, dando vita a un’esperienza unica e profondamente suggestiva. Scendere nella Cripta non è solo una visita... è un viaggio nel cuore più autentico di Salerno.

La Cripta del Duomo di Salerno, cuore antico e trionfo del Barocco
La Cattedrale, fondata tra il 1080 e il 1084 e consacrata da Papa Gregorio VII, nasce con una forte connotazione politica e religiosa. Essa infatti venne eretta per celebrare la conquista normanna ma anche per presentare Salerno come nuovo punto di riferimento per la fede cattolica. La Cripta del Duomo è un ambiente in cui arte, fede e storia si intrecciano in modo inscindibile, ed è cuore antico della Cattedrale. Già nel 1081, infatti, alla presenza di Roberto il Guiscardo e dell’arcivescovo Alfano I, vi furono deposte le reliquie di San Matteo. Elemento che dimostra l'effettivo utilizzo della struttura, la quale evidentemente era già completata e pienamente funzionale al culto .L’aspetto attuale della Cripta, tuttavia, è il risultato di un vero e proprio “stravolgimento” che risale agli inizi del XVII secolo, quando l'architetto Domenico Fontana e suo figlio Giulio Cesare trasformarono l’antico spazio romanico in un ambiente scenografico e solenne.
Com'è fatta la Cripta del Duomo di Salerno

La Cripta di Salerno si presenta come un’aula a tre navate con volte riccamente decorate, sostenute da colonne rivestite in marmi policromi. Gli affreschi seicenteschi ad opera di Belisario Corenzio, e gli interventi successivi, risalenti alla seconda metà del 700, quando vennero aggiunti i marmi policromi, conferiscono all’ambiente un aspetto decisamente opulento, in cui luce e colore creano un effetto assolutamente unico, e quasi destabilizzante per chi entra qui per la prima volta.



Il ciclo pittorico venne realizzato dal pittore di origine greca che imperversava sulla scena napoletana da diversi anni, e che ha lasciato il segno indelebile nell'arte Campana del XVII secolo, non solo nelle chiese ma anche in molte residenze nobiliari. Gli affreschi realizzati da Belisario Corenzio rappresentano scene tratte dal Vangelo, realizzate non solo per decorare l'ambiente ma per accompagnare i fedeli in un percorso visivo vero e proprio, e far conoscere a tutti la vita del Santo anche attraverso il suo legame indissolubile con la città.
Il pittore, infatti, ha dedicato alcune sezioni proprio ad episodi legati alla storia di Salerno e
all'intervento del Santo in alcuni momenti significativi come, ad esempio, l' intervento di San
Matteo che nel 1544 salvò la città dall'invasione dei pirati saraceni. Secondo la tradizione, infatti, in quella circostanza la città venne risparmiata perché la flotta guidata da Ariadeno Barbarossa venne ricacciata indietro da una tempesta violentissima, scatenata proprio dal protettore della città. Ed è anche per questo che l'effige del santo è presente sullo stemma della città. Ma il cuore della Cripta è senza dubbio il sepolcro di San Matteo, luogo simbolo dell'intero complesso, attorno al quale tutto lo spazio è stato organizzato, proprio con l'obiettivo di enfatizzare ulteriormente la centralità del culto legato al Patrono.
Le due “statue gemelle”, e la "Manna" tra devozione e tradizione popolare

Uno degli elementi più singolari della Cripta, però, è la statua di San Matteo, realizzata nel
1606 da Michelangelo Naccherino, che ha due volti. Nei secoli l'opera ha dato origine a diverse interpretazioni: l'Evangelista, infatti, così come altri illustri “colleghi”, prima di essere scelto per diffondere la parola di Dio, era un esattore delle tasse. Non a caso anche Caravaggio, in uno dei cicli pittorici più belli del 600, lo raffigura nelle diverse fasi della sua vita, e ce lo mostra proprio mentre è intento a contare il denaro appena raccolto.
Dal punto di vista simbolico, dunque, la doppia faccia rappresenterebbe la natura del santo,
uomo ed evangelista, testimone terreno e messaggero divino. Un’altra lettura, più legata alla tradizione popolare, vede nella dualità del Santo la capacità di guardare
contemporaneamente verso il passato e il futuro, proteggendo la città in ogni tempo.

Tra gli aspetti più affascinanti legati al culto di San Matteo vi è il fenomeno della cosiddetta
“Manna”, una sostanza liquida che, secondo la tradizione, trasuderebbe dalle reliquie del
Santo in particolari occasioni. Questo evento, interpretato dai fedeli come segno miracoloso, è stato storicamente oggetto di ritualità e devozione. Del resto, siamo a pochi chilometri da Napoli, dove la liquefazione del sangue di San Gennaro non rappresenta un semplice
miracolo, ma è un elemento identitario per l'intera comunità, al quale sono profondamente legati anche i non credenti. Al contrario delle celebrazioni che si svolgono nel Capoluogo, però, il fenomeno della “Manna” di San Matteo non segue un calendario rigidamente fisso, ma secondo la tradizione salernitana si manifesta in momenti particolarmente significativi per la vita religiosa della città. In particolare, i fedeli ritengono che la “Manna” possa comparire il 21 settembre, giorno dedicato alla Festa di San Matteo, quando la devozione raggiunge il suo culmine. Oltre a questa data, il fenomeno è stato segnalato anche in altri periodi dell’anno, spesso legati a celebrazioni solenni o a momenti ritenuti particolarmente intensi da un punto di vista spirituale. Proprio questa imprevedibilità contribuisce al suo fascino. La “Manna” infatti è percepita dai fedeli come un segno straordinario, una manifestazione della presenza viva del Santo e della sua protezione sulla città di Salerno.
Dal punto di vista religioso e popolare, più che la regolarità dell’evento conta il suo valore
simbolico: ogni apparizione rafforza la fede e rinnova il legame profondo tra la comunità e il suo patrono.
San Matteo: il cittadino più illustre di Salerno
La devozione a San Matteo non si limita alla dimensione liturgica, ma si esprime attraverso
feste, processioni e tradizioni radicate. Il Santo è percepito come parte integrante della vita quotidiana dei salernitani, un protettore vicino e familiare. La Cripta di Salerno diventa così non solo uno spazio artistico, ma un luogo vivo, capace di accogliere preghiere, speranze e riti. E' un esempio straordinario di come arte e fede possano fondersi in un unico spazio, dando vita a un’esperienza estetica e spirituale profonda. Il culto di San Matteo, alimentato dalla presenza delle reliquie, dalla suggestione della statua bifronte e dal mistero della “Manna”, continua ancora oggi a rappresentare un punto di riferimento per la comunità. Per chi scende fin nel cuore della Cattedrale il passato si trasforma in un ricordo costante, che vive nelle pietre, nelle immagini e nella devozione dei fedeli, dove la memoria e l'identità di questa città sono custodite e protette da San Matteo, il cittadino più illustre di Salerno.
Informazioni utili sulla Cripta di Salerno
La Cripta del Duomo di Salerno è visitabile
dal lunedì al sabato,
dalle 9:00 alle 19:00
(con possibili variazioni per i giorni festivi).
Per accedere è necessario acquistare un biglietto d'ingresso, che prevede anche la visita ad altri siti del Centro Storico.
In ogni caso, sul portale web dedicato esclusivamente alla Cattedrale (disponibile a questo
link) sono presenti tutte le informazioni necessarie.


