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Zeppole di San Giuseppe a Genova: una tradizione adottata (e ormai di casa)

A cura di Alessandra Penco

Non nascono a Genova, ma ogni anno trovano il loro spazio. Le zeppole di San Giuseppe raccontano una tradizione che non appartiene alla città, eppure ne segue perfettamente il ritmo.


Zeppola di San Giuseppe


Tradizioni che non nascono, ma approdano

Le zeppole di San Giuseppe non appartengono alla tradizione ligure. Non compaiono nei ricettari storici, non sono legate alla cucina di magro, né ai dolci delle feste genovesi più codificate. Arrivano da altrove. Dal Sud Italia, dove la festa del 19 marzo ha una dimensione più dichiarata, più rituale, più pubblica. Eppure, come spesso accade nelle città di porto, ciò che arriva non resta estraneo a lungo. Genova non costruisce sempre le proprie tradizioni: le intercetta, le attraversa, le trattiene.


L’adattamento come forma culturale

Nel passaggio da un territorio all’altro, la zeppola cambia. Accanto alla versione fritta — più fedele all’origine — si diffonde quella al forno, più asciutta, più composta. La crema resta centrale, ma si alleggerisce. Le proporzioni si riducono, i volumi si fanno più controllati. Non è una semplice variante tecnica. È un processo di adattamento. Genova non replica mai in modo identico.Rielabora, sottrae, riequilibra. Anche nei dolci.


Il 19 marzo, senza retorica

La festa del papà, a Genova, non ha mai avuto una dimensione spettacolare. Non ci sono piazze, né tavolate collettive. Non c’è un racconto pubblico della ricorrenza. Eppure esiste un gesto preciso, che si ripete ogni anno: entrare in pasticceria e comprare le zeppole. Senza dichiararlo.Senza costruirci attorno un rituale. È una tradizione minima, domestica, quasi invisibile.


La città e le abitudini adottate

Le zeppole raccontano un tratto specifico della città. Genova non ha bisogno che una tradizione sia “sua” per farla propria. Le basta che entri nei suoi ritmi. È successo con prodotti, ricette, abitudini arrivate via mare o attraverso le migrazioni interne. Alcune restano marginali. Altre si stabilizzano.

Le zeppole appartengono a questa seconda categoria. Non definiscono un’identità. Ma diventano riconoscibili.


Dopo il 19 marzo

Come tutte le tradizioni stagionali, anche questa è breve. Il giorno dopo, le zeppole scompaiono dalle vetrine. Lo spazio torna ad altri dolci, ad altri tempi. Ma la loro funzione si è già compiuta. Segnare un momento preciso dell’anno. Inserirsi, senza rumore, nel calendario della città. A Genova, forse, è proprio questo che conta:non l’origine di una tradizione, ma la sua capacità di trovare posto. E di tornare, ogni anno, senza bisogno di essere annunciata.

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Magazine nazionale di gastronomia e cultura.
Un progetto editoriale indipendente che racconta il cibo come espressione di identità, territorio e immaginario collettivo.

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