Firenze, una mostra di Giuliana Cunéaz al Rifugio Digitale tra arte digitale e intelligenza artificiale
- Alessandra Penco

- 2 giorni fa
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La mostra Invisible Matter. Nahuales, Spirits and Augmented Presences porta nello spazio fiorentino un percorso tra new media art, intelligenza artificiale, presenze aumentate e immaginari spirituali.
C’è una materia che non si lascia toccare, ma attraversa lo sguardo. È fatta di immagini, apparizioni, figure ibride, presenze che sembrano appartenere a un tempo sospeso tra mondo fisico e dimensione digitale. A Firenze, dal 4 al 20 giugno 2026, Rifugio Digitale ospita Invisible Matter. Nahuales, Spirits and Augmented Presences, mostra personale di Giuliana Cunéaz, artista tra le figure più significative della new media art italiana. Il progetto, promosso da Associazione Rifugio Digitale E.T.S. in collaborazione con Forma Edizioni e FinecoBank, è diretto artisticamente da Laura Andreini e curato da Serena Tabacchi e Rebecca Pedrazzi. Al centro, una ricerca che interroga il rapporto tra corpo, tecnologia, immaginazione e nuove forme di presenza.
L’arte digitale dentro un ex rifugio antiaereo
La mostra trova spazio in un luogo che già nella sua architettura contiene una trasformazione. Rifugio Digitale nasce infatti all’interno di un antico tunnel antiaereo progettato nel 1943 come luogo di protezione durante la Seconda Guerra Mondiale. Oggi quel rifugio, un tempo pensato per sottrarsi alla violenza del reale, è diventato uno spazio dedicato all’arte digitale, alla sperimentazione visiva e ai linguaggi contemporanei. Il percorso si sviluppa lungo i 33 metri del tunnel, dove 16 schermi accompagnano il visitatore in un’esperienza immersiva. Non una galleria tradizionale, ma un ambiente in movimento, costruito per accogliere immagini, suoni, visioni e narrazioni che cambiano il modo stesso di percepire l’opera. In questo contesto, il lavoro di Cunéaz trova una corrispondenza precisa. La sua ricerca abita da anni il confine tra ciò che è materiale e ciò che è virtuale, tra la presenza fisica dell’opera e la sua espansione tecnologica.

Giuliana Cunéaz e la ricerca tra scienza, tecnologia e immaginazione
Nata ad Aosta nel 1959 e diplomata all’Accademia di Belle Arti di Torino, Giuliana Cunéaz ha attraversato linguaggi diversi: videoinstallazione, scultura, fotografia, pittura, schermi dipinti, computer grafica. Dai primi anni Duemila lavora con le tecnologie digitali e nel 2004 è stata tra le prime artiste a utilizzare il 3D all’interno di una ricerca in cui scienza e tecnologia diventano strumenti di indagine artistica. La sua pratica unisce spesso la dimensione virtuale a quella materica. Le immagini generate, le forme digitali, gli ambienti immersivi non restano mai pura superficie: diventano corpi, tracce, organismi visivi capaci di evocare qualcosa che sta oltre la realtà immediata. Negli ultimi anni l’immersività è diventata una parte sempre più centrale del suo lavoro, come dimostra anche l’opera filmica su tre schermi I Cercatori di Luce, realizzata nel 2021. Dal 2023, inoltre, Cunéaz ha iniziato a utilizzare l’intelligenza artificiale, portando la sua ricerca dentro uno dei territori più discussi e complessi della contemporaneità.
Nahuales, spiriti e presenze aumentate
Il titolo della mostra, Invisible Matter. Nahuales, Spirits and Augmented Presences, apre già una soglia interpretativa. La “materia invisibile” è ciò che non si vede pienamente ma agisce, ciò che non occupa uno spazio stabile ma produce una presenza. I riferimenti ai nahuales, agli spiriti e alle presenze aumentate costruiscono un immaginario in cui tecnologia e spiritualità non sono mondi opposti, ma campi che possono entrare in relazione. Tra le opere presenti nel percorso figurano video realizzati tra il 2024 e il 2026, come Horse dalla serie Nahuales, Ricercatrice e Dialoghi dalla serie Spiriti. Figure, apparizioni e forme ibride sembrano emergere da una dimensione intermedia, in cui il digitale non cancella il mistero, ma lo rende visibile in un altro modo. In Cunéaz, l’intelligenza artificiale non appare soltanto come strumento tecnico. Diventa un dispositivo poetico, capace di generare immagini che interrogano la percezione, la memoria e il rapporto tra umano e non umano.

Una mostra sul presente, più che sul futuro
Invisible Matter non racconta semplicemente il futuro dell’arte digitale. Racconta piuttosto il presente che stiamo già abitando: un presente in cui le immagini si moltiplicano, le presenze diventano aumentate, i confini tra naturale, artificiale, reale e virtuale si fanno sempre più sottili. La mostra invita a guardare la tecnologia non solo come innovazione, ma come linguaggio culturale. Un linguaggio che può produrre spaesamento, ma anche nuove forme di sensibilità. Dentro il tunnel di Rifugio Digitale, la materia invisibile di Giuliana Cunéaz diventa così un modo per attraversare le domande della contemporaneità: cosa significa vedere? Cosa significa essere presenti? E quali forme può assumere oggi ciò che non riusciamo ancora a nominare?





