Le Nuove carceri di Torino, dove i muri custodiscono la voce della Resistenza
- Sara Cibo
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 2 min
Graffiti, celle e lettere d’addio raccontano le storie dei partigiani, degli oppositori politici e degli ebrei imprigionati durante l’occupazione nazifascista.

A Torino esistono luoghi in cui la storia non si limita a essere raccontata: resta incisa nei muri,
trattenuta dall’intonaco, affidata a segni fragili e ostinati. Il Museo del Carcere “Le Nuove” è uno di
questi. Non solo un edificio ottocentesco nato per sorvegliare e isolare, ma un luogo di memoria
civile in cui la vicenda della Resistenza italiana assume una forza concreta, quasi fisica.
Costruito tra il 1862 e il 1870, sotto il regno di Vittorio Emanuele II, il carcere fu progettato
secondo un modello architettonico fondato sul controllo totale dei detenuti. Ma durante
l’occupazione nazifascista il primo braccio dell’edificio divenne uno dei luoghi più duri della
repressione: qui vennero rinchiusi, interrogati, torturati e condannati a morte partigiani, oppositori
politici ed ebrei. A rendere Le Nuove un luogo unico sono soprattutto le tracce lasciate dai prigionieri. Privati di tutto, uomini e donne affidarono ai muri delle celle i loro ultimi pensieri, incidendo parole con
chiodi, fibbie, frammenti d’intonaco o mozziconi di matita. Messaggi d’amore e commiato rivolti a
madri, mogli e figli si alternano a invocazioni di libertà, motti antifascisti, date di arresto e simboli
della lotta partigiana.

Quelle scritte non sono semplici graffiti, ma documenti emotivi e storici. Raccontano la paura,
l’attesa, la solitudine dell’isolamento, ma anche la volontà di resistere e lasciare traccia. Le lunghe
serie di tacche incise sulle pareti scandiscono i giorni di prigionia; i riquadri tracciati attorno ad
alcune frasi sembrano trasformare le parole in piccole lapidi, un tentativo estremo di dare forma e
dignità alla propria presenza. In questa storia occupa un posto centrale Padre Ruggero Cipolla, cappellano francescano del carcere
per oltre cinquant’anni. Fu lui ad accompagnare 72 condannati al plotone d’esecuzione del
Martinetto e a far uscire clandestinamente le loro lettere d’addio, nascoste sotto il saio. Nel
dopoguerra si batté perché quelle testimonianze non venissero cancellate dalle imbiancature,
contribuendo a salvare una memoria destinata altrimenti a scomparire. Oggi il Museo Le Nuove è un centro di documentazione e memoria storica. Le visite guidate conducono attraverso le celle, la cappella centrale e i sotterranei, restituendo al visitatore non soltanto la storia di un carcere, ma quella di una città e di un Paese attraversati dalla violenza della dittatura e dalla forza della libertà.

Le visite al Museo del Carcere Le Nuove sono esclusivamente guidate e richiedono la prenotazione online. Il percorso storico-museale è generalmente visitabile dal lunedì al venerdì alle ore 15 e il sabato e la domenica alle ore 15 e alle ore 17. La visita al ricovero antiaereo è prevista nel fine settimana alle 17.15. Il percorso principale dura circa due ore e parte dalla sede del museo, in via Paolo Borsellino 3, a Torino. Prima di programmare la visita è consigliabile consultare il calendario aggiornato sul sito ufficiale.


