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Le Nuove carceri di Torino, dove i muri custodiscono la voce della Resistenza

Graffiti, celle e lettere d’addio raccontano le storie dei partigiani, degli oppositori politici e degli ebrei imprigionati durante l’occupazione nazifascista.


Nuove carceri di Torino

A Torino esistono luoghi in cui la storia non si limita a essere raccontata: resta incisa nei muri,

trattenuta dall’intonaco, affidata a segni fragili e ostinati. Il Museo del Carcere “Le Nuove” è uno di

questi. Non solo un edificio ottocentesco nato per sorvegliare e isolare, ma un luogo di memoria

civile in cui la vicenda della Resistenza italiana assume una forza concreta, quasi fisica.


Costruito tra il 1862 e il 1870, sotto il regno di Vittorio Emanuele II, il carcere fu progettato

secondo un modello architettonico fondato sul controllo totale dei detenuti. Ma durante

l’occupazione nazifascista il primo braccio dell’edificio divenne uno dei luoghi più duri della

repressione: qui vennero rinchiusi, interrogati, torturati e condannati a morte partigiani, oppositori

politici ed ebrei. A rendere Le Nuove un luogo unico sono soprattutto le tracce lasciate dai prigionieri. Privati di tutto, uomini e donne affidarono ai muri delle celle i loro ultimi pensieri, incidendo parole con

chiodi, fibbie, frammenti d’intonaco o mozziconi di matita. Messaggi d’amore e commiato rivolti a

madri, mogli e figli si alternano a invocazioni di libertà, motti antifascisti, date di arresto e simboli

della lotta partigiana.


Nuove carceri di Torino

Quelle scritte non sono semplici graffiti, ma documenti emotivi e storici. Raccontano la paura,

l’attesa, la solitudine dell’isolamento, ma anche la volontà di resistere e lasciare traccia. Le lunghe

serie di tacche incise sulle pareti scandiscono i giorni di prigionia; i riquadri tracciati attorno ad

alcune frasi sembrano trasformare le parole in piccole lapidi, un tentativo estremo di dare forma e

dignità alla propria presenza. In questa storia occupa un posto centrale Padre Ruggero Cipolla, cappellano francescano del carcere


per oltre cinquant’anni. Fu lui ad accompagnare 72 condannati al plotone d’esecuzione del

Martinetto e a far uscire clandestinamente le loro lettere d’addio, nascoste sotto il saio. Nel

dopoguerra si batté perché quelle testimonianze non venissero cancellate dalle imbiancature,

contribuendo a salvare una memoria destinata altrimenti a scomparire. Oggi il Museo Le Nuove è un centro di documentazione e memoria storica. Le visite guidate conducono attraverso le celle, la cappella centrale e i sotterranei, restituendo al visitatore non soltanto la storia di un carcere, ma quella di una città e di un Paese attraversati dalla violenza della dittatura e dalla forza della libertà.


Nuove carceri di Torino

Le visite al Museo del Carcere Le Nuove sono esclusivamente guidate e richiedono la prenotazione online. Il percorso storico-museale è generalmente visitabile dal lunedì al venerdì alle ore 15 e il sabato e la domenica alle ore 15 e alle ore 17. La visita al ricovero antiaereo è prevista nel fine settimana alle 17.15. Il percorso principale dura circa due ore e parte dalla sede del museo, in via Paolo Borsellino 3, a Torino. Prima di programmare la visita è consigliabile consultare il calendario aggiornato sul sito ufficiale.

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