La Cavalcata Sarda: abiti, balli e canti per celebrare la tradizione di un’isola
- Redazione
- 2 giorni fa
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A cura di Michela Loru
La Cavalcata Sarda è la “festa delle bellezza” che si tiene ogni penultima domenica di maggio, unendo cittadini e turisti nella città di Sassari, per ricordare la storia di un’isola che tiene ancora vive le proprie radici, preservando la sua unicità e l’enorme patrimonio culturale.

La Cavalcata Sarda: una storia secolare
La Cavalcata Sarda per l’isola rappresenta uno degli eventi più importanti tra le varie sagre e le ricorrenze. A differenza delle altre feste, nate da radici religiose, la Cavalcata non è ancorata ad una motivazione di questo tipo, ma si distingue per l’unicità e la maestosità dell’evento, che ogni maggio accoglie oltre centomila persone nel centro di Sassari.
Le sue radici sono profonde e antiche e si legano al passato monarchico dell’isola. Per secoli, infatti, si organizzava per celebrare le visite di figure importanti come principi, regnanti e altri illustri ospiti giunti da fuori.
La prima edizione risalirebbe all’anno 1711, secondo la testimonianza dello scrittore Enrico Costa. In occasione della fine della dominazione spagnola, il Consiglio comunale di Sassari organizzò una cavalcata in onore del re di Spagna Filippo V°.
“Fare cavalcata” sembra essere diventata poi una forma di onorificenza ricorrente per celebrare le importanti figure politiche del tempo. E così accadde nel 1796, quando la popolazione la fece in modo quasi spontaneo per accogliere l’ingresso trionfale di Giovanni Maria Angioy, capo del movimento antifeudale in Sardegna.
In realtà, sono attestate altri eventi simili all’odierna Cavalcata, ma molto più indietro del 1700. Una "corsa all'anello" ed una "cavalcata" nel 1556, per festeggiare l’ascesa al trono di Filippo II° quando la città di Sassari era parte del Regno di Sardegna e della Corona di Spagna. Nel 1644 delle gare a cavallo, che ricordano le odierne pariglie, per accogliere l’arcivescovo Don Andrea Manca.

La manifestazione più moderna, che si avvicina alla forma che oggi conosciamo, nasce nel 1899, quando, alla presenza del re Umberto I e della regina Margherita di Savoia, fu inaugurato il monumento a Vittorio Emanuele II che guarda su Piazza d’Italia. Per l’occasione, erano stati invitati numerosi gruppi folk in costume tipico provenienti perlopiù dalla provincia di Sassari.
Altre cavalcate sono state organizzate negli anni successivi sempre in occasioni speciali. Nel 1929 arrivarono Vittorio Emanuele III e la regina Elena, nel 1939 ci fu l'ultima cavalcata per i Reali, in onore del principe ereditario Umberto di Savoia e di sua moglie Maria José.
A partire dall’edizione del 1951, che ottenne un enorme successo, il Comune decise di riproporre la Cavalcata anche negli anni a seguire, con una forma sempre più moderna.
E così, nel 1999, al centenario della nascita di questo grande evento culturale, si tenne anche la 50° edizione “moderna”. Proprio alla fine del secolo, la Cavalcata sarda raggiunse la fama di “festa della bellezza”, appellativo ancora oggi impiegato per descrivere la festa laica e folkloristica dell’isola.
La Cavalcata Sarda: la sfilata tra laicità, tradizione e bellezza

La Cavalcata Sarda detta anche "festa della bellezza" rappresenta dunque il più grande evento laico della Sardegna, che ogni anno, la penultima domenica di maggio, regala uno spettacolo di colori e costumi, suoni, musica, tradizione.
A sfilare sono oltre tremila figuranti, provenienti da tutta l’isola in rappresentanza del proprio comune, da Sassari fino a Cagliari, passando per il Goceano e la Barbagia.
Come un grande palcoscenico, sono messe in scena le peculiarità identitarie della Sardegna, attraverso i costumi, i gioielli, le decorazioni, le danze e le musiche.
Ogni anno sono attesi oltre centomila spettatori, che invadono la piazza principale della città, Piazza d’Italia, tra autoctoni e anche turisti, spesso giunti proprio per la speciale occasione.
Alla sfilata, assistono anche le principali istituzioni dell’isola, sindaci e assessori, solitamente situati nella grande tribuna coperta che occupa un lato della Piazza.
La domenica rappresenta il giorno più importante, quello in cui le strade cittadine sono invase dai numerosi figuranti in costume, dai cavalieri e dalla cavallerizze, dai carri con i buoi. Lungo il percorso, di circa due chilometri, i figuranti portano con sè i prodotti tipici, tra dolci, pane fatto a mano (una vera e propria arte sarda ancora conservata) e molto altro, che viene offerto agli spettatori, spesso nelle pause dalla sfilata.

Partecipano alla Cavalcata, spinti dagli "Isoadhores" con le tipiche maschere di legno, i "Mammuthones" di Mamoiada, che procedono, saltellando in modo cadenzato verso destra e verso sinistra, sotto il peso dei campanacci e di sonagli, che risuonano duramente, come una danza. Tra un passo e l’altro, la sfilata fa una pausa per dare posto alle danze e ai canti dei vari gruppi, accompagnati spesso dalla musica delle launeddas del Sarrabus o dai canti a tenore più profondo.
L’abito tradizionale, caratteristico del luogo di provenienza, è spesso arricchito da curati ricami e gioielli in filigrana d’oro e d’argento, corpetti, gonne, copricapo velati e berritte. La maggior parte dei costumi indossati sono abiti da festa, ovvero i più ricchi e ornati che si portavano nelle occasioni importanti: matrimoni, feste di piazza e ricorrenze pubbliche. Ma si possono riconoscere anche quelli più umili, indossati dai poveri, o ancora abiti specifici che raccontano la storia di un lavoratore, o di un artista, o di un pastore.
Tra i vari costumi, si possono menzionare i cavalieri di Padria e i sartiglieri di Oristano, i Boes e Merdules di Ottana, il costume di Tempio, scuro e monacale, dai colori nero e bianco, gli abiti coloratissimi e ricchi di gioielli di Ittiri, i colori di Florinas, di Bultei, del Sulcis, tutti con una caratteristica unica.
A chiudere, come ogni anno, sono infine i cavalieri, oltre trecento provenienti da tutta la Sardegna, alcuni decorati e agghindati con fiori e colori. I cavalli regalano poi una piccola anticipazione del pomeriggio, con le acrobazie spettacolari poi protagoniste delle pariglie e parezzas che seguono al pomeriggio all’Ippodromo Pinna.

Sempre domenica, si torna in Piazza d’Italia per la grande Rassegna dei canti e delle danze tradizionali, con uno spettacolo dei gruppi folkloristici dell’isola, tra balli tipici (su ballu tundu, passu trincau) accompagnati dai vari strumenti musicali che caratterizzano i suoni della Sardegna: organetti diatonici, fisarmoniche, chitarre e dalle antichissime "launeddas", strumenti a fiato diretto e continuo costituiti da tre canne a tubo di diversa lunghezza, una per il tema musicale, l'altra per le variazioni e l'ultima per l'accompagnamento.
La Cavalcata Sarda: un evento sempre più grande
La Cavalcata è ancora oggi un’espressione del senso di comunità della Sardegna, della grande ricchezza culturale, delle sue bellezze artistiche, delle musiche uniche, dell’artigianato e delle preziosità fatte a mano, tra gioielli in filigrana, specialità culinarie e maschere davvero uniche. Una fiera espressione dell’identità sarda, conservata ancora viva nei millenni, emerge forte e audace attraverso i vari costumi, indossati da donne, bambini, uomini di ogni età, che distinguono le varie comunità dell’isola.
Le ultime edizioni della Cavalcata sarda sono sempre più ricche di eventi che accompagnano i cittadini anche prima e dopo la domenica della sfilata, con l’obiettivo di promuovere la tradizione anche con l’uso di più piattaforme e canali di comunicazione.
Per l’edizione 2026, ovvero la 75°, il Comune di Sassari ha previsto un vasto programma: uno spettacolo di canti, balli e maschere tradizionali all’interno del meraviglioso monumento di Monte d’Accoddi (Sassari), un laboratorio di camiceria tradizionale, una versione “mini” della cavalcata con i bambini protagonisti.
La Cavalcata Sarda: la mostra
A celebrare la tradizione della Cavalcata Sarda, per tutto maggio, Sassari ospita una mostra che si ramifica in più sedi museali: Identità svelate, Abiti di Sardegna tra arte e storia, che vuole raccontare attraverso le immagini e i tessuti, l’antica storia di un popolo, i valori, l’identità dell’isola capace di unire usi e costumi delle varie comunità.
Nelle varie sedi, la mostra racconta la Sardegna dell’Ottocento, attraverso rari documenti cinematografici, dai Fratelli Lumière agli anni '50, che fanno da cornice a splendidi abiti di collezioni private.
Si trovano poi alcuni abiti tradizionali dell’agro sassarese (Ittiri, Osilo, Ossi, Ploaghe, Sennori), ma anche i costumi di paesi del centro, come Bono, Ollolai e Teulada, raccontati questi ultimi dagli artisti Biasi, Ballero e Sini.
Un focus particolare poi sui bustini femminili e le sue varianti, con una mostra che analizza tecniche e materiali di un capo d’epoca espressione di femminilità e caratteristico di molti abiti sardi, come si potrà vedere dalla stessa Cavalcata. Maggiori info al link.
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