top of page

World Chocolate Day: il viaggio del cacao trastoria, territori e grandi cioccolaterie italiane

C’è chi lo preferisce fondente, chi al latte, chi lo cerca nelle praline o nelle tavolette monorigine. Il cioccolato è uno dei pochi alimenti capaci di attraversare culture, epoche e generazioni senza perdere il suo fascino. Il 7 luglio, in occasione del World Chocolate Day, si celebra proprio questo lungo viaggio: quello del cacao, partito dalle civiltà precolombiane e arrivato fino alle botteghe artigiane italiane, dove è diventato espressione di territori, tradizioni e saper fare.



Oggi il cioccolato non è soltanto un dolce. È un prodotto gastronomico che racconta filiere, ricerca,

biodiversità e artigianalità. Dietro una tavoletta o un cioccolatino si nasconde un patrimonio fatto di

materie prime selezionate, lavorazioni tramandate e interpretazioni contemporanee che continuano a

evolversi senza dimenticare la storia.


Dalle Americhe all’Europa: la storia del cacao

La storia del cioccolato nasce oltre tremila anni fa nelle civiltà dell’America Centrale, dove il cacao

veniva consumato come bevanda rituale ed era considerato così prezioso da essere utilizzato anche

come moneta di scambio. Maya e Aztechi lo associavano al potere e alla spiritualità, ben lontano

dall’idea di dessert che conosciamo oggi. Fu nel XVI secolo che il cacao arrivò in Europa grazie agli esploratori spagnoli. Con l’aggiunta di zucchero, vaniglia e spezie, la bevanda conquistò rapidamente le corti europee, diventando un simbolo di prestigio. Nei secoli successivi l’evoluzione delle tecniche di lavorazione rese possibile la nascita del cioccolato solido, aprendo la strada a una tradizione che avrebbe trovato in Italia uno dei suoi interpreti più importanti.


Torino e la nascita del gianduiotto

Se esiste una capitale italiana del cioccolato, quella è Torino. Qui il cacao incontra uno degli

ingredienti simbolo del Piemonte: la Nocciola Piemonte IGP. Le origini del gianduiotto risalgono alla prima metà dell’Ottocento, quando il cacao era costoso e difficile da reperire. Per ovviare alla scarsità della materia prima, i maestri cioccolatieri torinesi iniziarono a mescolarlo con una pasta ottenuta dalle nocciole delle Langhe. Nacque così il gianduia, un impasto morbido e aromatico destinato a diventare una delle ricette più celebri della cioccolateria italiana. Nel 1865 la storica Caffarel presentò il primo gianduiotto incartato singolarmente durante il Carnevale di Torino. Il nome fu scelto in omaggio alla maschera piemontese Gianduja, simbolo della città e del suo spirito popolare. Ancora oggi il gianduiotto rappresenta una delle eccellenze della gastronomia italiana, esempio perfetto di come una necessità economica sia diventata un prodotto iconico.



Tre città simbolo del cioccolato italiano

Il rapporto tra Italia e cacao passa attraverso città che hanno costruito attorno al cioccolato una vera

identità gastronomica. Torino resta il punto di riferimento della grande cioccolateria italiana. Oltre a Caffarel, la città ospita nomi come Guido Gobino, Guido Castagna, Peyrano, Ziccat, Domori, La Perla di Torino e Venchi, aziende che hanno saputo innovare la tradizione mantenendo alta l’attenzione sulla qualità delle materie prime. A Perugia, invece, il cioccolato parla soprattutto il linguaggio di Perugina. Fondata nel 1907, l’azienda ha reso celebre nel mondo il Bacio Perugina, diventato uno dei simboli della dolciaria italiana. Ogni autunno la città ospita inoltre Eurochocolate, manifestazione che richiama migliaia di appassionati e professionisti del settore da tutta Europa. In Sicilia, il nome di riferimento è Modica, dove sopravvive una tecnica di lavorazione introdotta

durante la dominazione spagnola. Il celebre cioccolato di Modica viene realizzato con una

lavorazione a freddo che non permette allo zucchero di sciogliersi completamente, regalando alla

tavoletta la caratteristica consistenza granulosa. Tra le realtà più rappresentative spicca l’Antica

Dolceria Bonajuto, fondata nel 1880 e considerata una delle più antiche cioccolaterie italiane

ancora in attività. Tre città, tre tradizioni differenti, unite dalla capacità di trasformare il cacao in patrimonio culturale prima ancora che gastronomico.


Il ritorno dell’artigianalità

Negli ultimi anni il cioccolato sta vivendo una nuova stagione. Cresce l’interesse verso le

produzioni artigianali, le fave di cacao monorigine e il movimento bean to bar, che identifica i

produttori impegnati a seguire direttamente tutte le fasi della lavorazione, dalla selezione delle fave fino alla tavoletta. Accanto alla ricerca sulla qualità aumenta anche l’attenzione verso filiere più trasparenti, sostenibilità ambientale e rapporti diretti con i produttori di cacao. È una tendenza che sta

coinvolgendo molte cioccolaterie italiane, sempre più orientate a raccontare non solo il prodotto

finale, ma anche il percorso che lo rende possibile.


Una giornata per riscoprire il cioccolato

Il World Chocolate Day diventa così molto più di una ricorrenza dedicata ai golosi. È un’occasione

per riscoprire la storia del cacao, visitare una bottega storica, entrare in una cioccolateria artigianale o scegliere una tavoletta capace di raccontare un territorio. Che sia un gianduiotto nato tra le vie di Torino, un Bacio Perugina o una tavoletta di Modica dalla consistenza inconfondibile, il cioccolato continua ancora oggi a raccontare l’Italia attraverso le sue eccellenze, dimostrando come tradizione, innovazione e cultura gastronomica possano convivere nello stesso assaggio.

  • Instagram
  • Facebook
  • Whatsapp
About generale .png

Magazine nazionale di gastronomia e cultura.
Un progetto editoriale indipendente che racconta il cibo come espressione di identità, territorio e immaginario collettivo.

© 2026 di Proprietà di Alessandra Penco & Ambra Rovida

bottom of page